Articoli filtrati per data: Gennaio 2015

Come aiutare i figli a fare i compiti? Facendoli insieme? Imparando quello che studiano per poi spiegarglielo?

Una cosa più semplice da fare c’è. Per uno studente è utilissimo porsi come compito quello di insegnare a qualcuno quello che ha imparato. Solo se mentre si studia si sa di dover spiegare a qualcuno quello che si legge, si arriva a padroneggiare la materia. «Quando hai finito di studiare mi spieghi questa cosa che l’ho dimenticata?». E automaticamente lo studente legge i testi in modo da isolare le cose importanti.

Giovedì, 29 Gennaio 2015 18:31

Come studiare meglio e con meno fatica

di Andrea Lugoboni

Pensare allo studio come una montagna enorme da scalare. Quale adolescente non immagina così i propri pomeriggi scolastici? Magari gli amici fuori ti chiedono di uscire a fare un giro. L’allenamento di calcio, la televisione, la play station. Quante cose belle, e invece bisogna stare ore sui libri. A volte si tira anche lungo, senza voglia, fino a dopo cena. 
Ci sono però piccoli accorgimenti per chiudere i libri prima e imparare bene quello che si legge. E forse addirittura provare più piacere nello studio. 

Mercoledì, 28 Gennaio 2015 09:33

Giovani e sesso: tutto troppo presto

di Alberto Pellai

Mi guardo in giro e mi rendo conto che stiamo crescendo le nuove generazioni in una sorta di schizofrenia. Abbiamo tolto loro la paura del sesso ma li abbiamo lasciati soli. La sessualità non è una corsa sulle montagne russe.  Nella vita dei giovanissimi, la rincorsa verso una sessualità “facile, immediata e di pronto consumo” è stata favorita e accelerata dalle nuove tecnologie. Quanti si sentirebbero tranquilli se a undici anni un figlio vagasse di notte da solo in una grande città? Probabilmente, nessuno. Eppure, permettiamo ai ragazzi di aggirarsi in libertà nel web, senza limiti né regole, a qualsiasi ora del giorno e della notte. E’ necessario che i più giovani abbiano genitori ed educatori consapevoli, che non ignorano, che non fingono di non sapere. Perché altrimenti si potrebbero trovare a dover gestire problemi in famiglia che non si sarebbero mai aspettati di avere come è successo nella famiglia di Alessandra, un’adolescente come tante altre. Ecco il suo racconto.

“... Ho scelto il liceo classico …. Tutti erano molto interessati a farsi vedere dagli altri, a essere invitati alle feste, a fare gruppo. A me sarebbe piaciuto essere tra i popolari, quelli che avevano sempre un impegno nel fine settimana, un amico con cui uscire.  Ma, al di fuori delle mie due amiche del cuore, io non avevo nessuno. E mi sentivo diversa da tutti gli altri. Ero un soprammobile nella vita degli altri. Una mattina ho sentito che non ce la facevo più. Dovevo cambiare il copione. E allora ho deciso: per essere popolare dovevo mostrarmi sexy e disponibile con i ragazzi della mia scuola. Solo così avrei fatto il grande salto, sarei entrata anch’io nel club di quelle “normali”. Coì ho cambiato look. Mi sono trasformata. Ammiccavo, davo corda a tutti. Con qualcuno mi sono spinta anche  più in là. A scuola, i ragazzi hanno cominciato a parlare di me come di una facile. Mi sono cominciati ad arrivare inviti da persone che non mi avevano mai rivolto la parola. Però, ho iniziato anche a sentirmi confusa. E una mattina è successo tutto all’improvviso. Ho avuto una sensazione terribile, non respiravo più, il cuore batteva fortissimo. Ho creduto di morire. Ho fatto chiamare mia madre. Lei è arrivata di corsa. Le ho detto: “Portami all’ospedale subito. Sto per morire”. Ero sconvolta. Al pronto soccorso hanno fatto tutti gli accertamenti. Risultato: non avevo nulla. Il medico di turno mi ha liquidata dicendo: “Sua figlia ha avuto un attacco di panico”.”

Lunedì, 26 Gennaio 2015 10:46

Educare attraverso una risata

Quando si ha a che fare con i bambini…. non si può certo badare troppo alle forme. Bisogna invece…. gattonare per terra e abbaiare. E soprattutto ridere.

Così racconta Giuseppe Savelli, psicologo dalla lunga carriera e nonno. Passando il tempo con la sua nipotina ha riscoperto quella parte di sé che nel lavoro e negli impegni professionali aveva dimenticato. Giocando con Silvia nonno Beppe è riuscito a farle superare la paura per i cani. Come? «Abbiamo iniziato a giocare come al solito, ma abbaiando anziché parlandoci. Con il tempo Pippi (la nipotina) ha capito che quello era il modo di comunicare di Buck (il cane), erano le sue parole, quelle con cui voleva dirle delle cose: “Dove stai andando? Hai un biscotto per me? Guarda che questa è la mia casa”. Era solo questione di intendersi».

Per educare bisogna anche ritrovare il lato più spontaneo di sé, quello imprevedibile. Bisogna imparare a non prendersi troppo sul serio. Siamo abituati sempre dalle circostanze a indossare una maschera, ad adeguarci alle persone che ci stanno attorno, ad essere seri e composti. Ma per creare intesa con un bambino bisogna ridere, tanto e insieme. Forse bisogna proprio riscoprire il lato bambino che c’è dentro di noi. Si cresce anche ridendo, e ridendo insieme si educa alla socialità e si costruisce fiducia. È strano. Ci sono cose che al lavoro nessuno ci dà e ci insegna. E invece ce le insegnano proprio le persone che si tenta di far maturare, a cui si vuole spiegare il mondo e come ci si deve stare.

Andrea Lugoboni

 

Fonte: Paola Tettamanzi, La rivoluzione del sorriso, in Noi genitori & figli 28/07/2014.

Pubblicato in I più piccoli

di Andrea Lugoboni

Basta scrivere Massimo Recalcati su Google e si ritrovano migliaia di risultati. Recalcati è uno psicoanalista molto conosciuto e insegna all’università di Pavia. I suoi libri? Decine e alcuni di successo. Ecco il racconto di un episodio decisivo della sua vita (Repubblica 20/09/2013).

«Da ragazzo frequentavo alla fine degli anni Settanta le aule disadorne di un Istituto agrario specializzato in coltivazione di serre calde situato nell'estrema periferia di Milano. Alcuni dei miei compagni finirono sperduti in India, altri costeggiarono pericolosamente il terrorismo, altri ancora sono stati ammazzati dalla droga. Eravamo in quell'Istituto un manipolo di cause perse. Cosa mi salvò se non un'ora di lezione, se non una giovane professoressa di lettere di nome Giulia Terzaghi che entrò in aula stretta in un tailleur grigio rigorosissimo parlandoci di poeti con una passione a noi sconosciuta? Cosa mi salvò se non un'ora di lezione? Se non quella passione sconosciuta che Giulia sapeva incarnare?».

Recalcati non è debitore al Giulia Terzaghi della sua fama, dei suoi soldi, dei suoi libri. O meglio, non solo. Le è debitore per aver acceso in lui un desiderio, un amore, che lo hanno portato ad amare i libri, a studiare con amore, e rendere la sua vita più bella. Non dovrebbe essere forse questo il compito dell’insegnante?

Spesso si sente parlare di un fossato che divide studenti e professori. Ancora più spesso (e giustamente) si sente parlare di quanto i professori delle medie e del liceo siano poco pagati e trascurati. Di quanto il rapporto professori e genitori sia difficile. Di quanto la scuola italiana intera sia in crisi. Ma non è diventando amici dei propri alunni, né rendendo la matematica o la geometria più semplici che si riempie il fossato. Non è usando i tablet, né parlando necessariamente di internet e Facebook in classe. I greci avevano una parola per quella particolare forza, che traina verso la verità, verso la bellezza: Eros. È solo accendendo una scintilla erotica dentro i ragazzi che si può pensare che questi siano incoraggiati a studiare.

Fonti: Massimo Recalcati, Maestro riluttante. Cari professori non fate gli psicologi, in Repubblica 20/9/2013.

Andrea Bajani, Insegnare la vita in un fagiolo, la scuola deve stupire i ragazzi, in La lettura inserto domenicale del Corriere della sera, 01/06/2014.

Il figlio ha bisogno dell'amore forte dei genitori, fondato sulla volontà: andare avanti quando si ha voglia di mollare, fare le cose senza lamentarsi, quando costa farle. Il figlio ha bisogno dell'amore lieto fondato sul sentimento: il piacere di stare insieme, senza guardare continuamente l'orologio, senza pensare «stare con i figli è noiosetto, però dopo sì che mi diverto: ho un dvd che è la fine del mondo». Ci vogliono tutte e due le cose. E il sovrabbondare dell'una non implica l'altra, non necessariamente. Conviene perciò valutarsi: il mio amore per i figli è lieto e gioioso quando tutto va bene, ma tende a dileguarsi nei momenti difficili, che esigono il mio spirito di sacrificio?

Oppure è un amore robusto e sicuro nelle difficoltà, abituato a sacrificarsi, ma un po’ arido e spento nel manifestare la gioia dello stare insieme? Poi serviranno anni di lotta, in cui applicare la volontà e il buon senso (facilitare le cose con un po’ di astuzia), per avvicinarsi alla completezza. 

Aurelio Romano

https://www.facebook.com/groups/279929062185139/

 

Ronchetto sul Naviglio non è un paese, è un quartiere periferico di Milano: lì abitiamo noi. E' un quartiere di anziani e meridionali: droga quasi non ne circola, la gente non si ammazza, con i coltelli ci si tagliano i peperoni. Qui ci sono coppie di coniugi che stanno insieme da 40, 50 anni e oltre. I figli vengono la domenica, quando nei parcheggi, solitamente ampi, non trovi un buco, come in corso Europa. Colpisce la naturalezza di questi legami, come se restare insieme per tutta la vita fosse la cosa più ovvia di questo mondo. Sembra di sentire san Pietro: «Signore, da chi andremo?», come a dire: «Sono rimasto tutta la vita con mia moglie, e che altro dovevo fare?». E invece dietro a questa semplicità, c'è una vita di lotte, di fatiche, di impegni vissuti insieme, di lavoro fuori casa e in casa. Decine di migliaia di ore trascorse con i figli e per i figli.

Un guizzo di umorismo balena tante volte in questi occhi. Come si potrebbe vivere senza sorridere, senza ridere appena si può?

E d'altronde il buon umore è il premio che riceviamo per la nostra fedeltà.

Aurelio Romano

https://www.facebook.com/groups/279929062185139/

Giovedì, 01 Gennaio 2015 18:48

Il cervello resta giovane se amiamo la lettura

Cervello più giovane e memoria più efficiente anche in età avanzata, se si legge e si scrive di più fin da bambini. Lo dimostra una ricerca pubblicata sulla rivista Neurology da Robert Wilson della Rush University Medical Center di Chicago.

Lo studioso ha seguito 294 persone per svariati anni fino alla morte, in media fino agli 89 anni. I volontari hanno compilato un questionario sui loro stili di vita e passatempi, così i ricercatori hanno raccolto informazioni su quanto i partecipanti amassero leggere e scrivere e quanto si fossero dedicati alla lettura dall'infanzia in poi.

E' emerso che le persone che avevano coltivato la passione per la lettura e per la scrittura sin da bambini, avevano una mente più giovane rispetto a quella dei coetanei che non si erano dedicati a queste attività.

Fonte: ANSA, 04.07.2013 - http://www.ansa.it/saluteebenessere/notizie/rubriche/stilidivita/2013/07/04/Se-ami-lettura-tuo-cervello-restera-giovane-piu-lungo_8973118.html|09

Pubblicato in News

Una sera, mentre la mamma preparava la cena, il figlio undicenne si presentò in cucina con un foglietto in mano. 

Con aria stranamente ufficiale il bambino porse il pezzo di carta alla mamma, che si asciugò le mani con il grembiule e lesse quanto vi era scritto: “Per aver strappato le erbacce dal vialetto: 1 euro. Per aver riordinato la mia cameretta: 1,50 euro. Per essere andato a comprare il latte: 0,50 euro. Per aver badato alla sorellina (tre pomeriggi): 3 euro. Per aver preso due volte “ottimo” a scuola: 2 euro. Per aver portato fuori l’immondizia tutte le sere: 1 euro. Totale: 9 Euro”. 

La mamma fissò il figlio negli occhi teneramente. La sua mente si affollò di ricordi. Prese una biro e, sul retro del foglietto, scrisse: “Per averti portato in grembo 9 mesi: 0 euro. Per tutte le notti passate a vegliarti quando eri ammalato: 0 euro. Per tutte le volte che ti ho cullato quando eri triste: 0 euro. Per tutte le volte che ho asciugato le tue lacrime: 0 euro. Per tutto quello che ti ho insegnato giorno dopo giorno: 0 euro. Per tutte le colazioni, i pranzi, le merende, le cene, e i panini che ti ho preparato: 0 euro. Per la vita che ti do ogni giorno: 0 euro”. 

Quando ebbe terminato, sorridendo la mamma diede il foglietto al figlio. 

Quando il bambino ebbe finito di leggere ciò che la mamma aveva scritto, due lacrimoni fecero capolino nei suoi occhi. Girò il foglio e sul suo conto scrisse: “Pagato”. 

Poi saltò al collo della madre e la sommerse di baci. Quando nei rapporti personali e famigliari si cominciano a fare i conti, bisogna accorgersi che l’amore è malato e bisogna curarlo. L’amore o è gratuito o non è amore.

 

Giovedì, 01 Gennaio 2015 18:39

Innamorati sinceri, per un amore che dura

In un posto come Facebook, dove scorrono sotto agli occhi le opinioni degli amici, uno si chiede: se dico al mio amico che non sono d'accordo con lui, perderò l'amico? Così è un po' il fidanzamento: paura di essere conosciuti per come si è, per ciò che si pensa, paura di perdersi.

Perciò il fidanzamento è la grande stagione del mimetismo, dei travestimenti, delle commedie.

Un pochino è inevitabile: tutti abbiamo finto di saperne parecchio su Mozart per fare colpo su una fidanzata amante della musica classica...

Però seriamente: sulle cose importanti bisogna farsi conoscere, parlare, dire, affrontare. Tanto prima o poi salta fuori tutto... 

Quindi non conviene fingere una passione sfrenata per il gioco insieme ai bambini quando in realtà ci costa fatica stare con un bimbo anche solo pochi minuti. 

Quando la verità verrà fuori - e sicuramente accadrà - non sarà un bel momento.

Con la sincerità rischiamo molto meno. Infatti se abbiamo di fronte una persona di valore, constatare per lei che siamo sinceri varrà più dei difetti che riconosciamo di avere.

 

Aurelio Romano

https://www.facebook.com/groups/279929062185139/

Lunedì, 11/12/2017

Ultimo aggiornamento03:21:24 AM

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