L’arte di comunicare

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Suggerimenti, esempi e situazioni di vita per migliorare la comunicazione, con un’attenzione particolare al dialogo, che viene incontro al nostro desiderio di essere compresi e di comprendere e facilita la gestione dei conflitti.

La parola è accompagnata anche da altri mezzi di comunicazione, di cui trovate qui esempi e casi pratici: il linguaggio del corpo, dei gesti, del comportamento, la comunicazione scritta.

Completano il panorama annotazioni di psicologia e l’esame delle emozioni che accompagnano le nostre relazioni.

 

“È un'idea illusoria della vita emotiva che due metà, due parti formino un intero (…). Mai due vasi rotti diventano sani col fatto di stare uno accanto all'altro, in coppia. Il presupposto del buon legame amoroso è che l'accoppiamento non sia di due metà, ma di due interi" (A. Todisco, Rimedi per il mal d’amore, Mondadori, p. 182).

Lui vuol vedere il film, lei invece il programma di varietà. Alla fine vince lei e lui se ne va in un'altra stanza senza parlare.
Oppure lei si aspetta una telefonata da lui, che invece non chiama. Quando lui torna a casa, lei fa scena muta.
Sono situazioni che accadono quando, anziché spiegarsi reciprocamente e trovare un accordo, o manifestare apertamente i propri desideri, si preferisce reagire con il silenzio.

Se qualcuno si rivolge a noi in modo invadente o aggressivo o in un momento in cui siamo tesi o abbiamo altro da fare, tendiamo a difenderci, a chiuderci. Probabilmente incrociamo le braccia.
Che cosa provate quando chi vi sta di fronte incrocia le braccia? Forse un po’ di disagio, non vi sentite accolti del tutto.
Evitiamolo quindi, se vogliamo dialogare apertamente.

“Potrete indirizzarla a qualunque cosa emerga dalla conversazione – afferma -. Così, invece di limitarvi a seguire il flusso della conversazione, vi fermerete su quel punto. Lo esplorerete. Lo svilupperete. Solleverete possibilità e alternative. Farete dei collegamenti” (E. De Bono, Una bella mente, Erickson). E’ un’espressione che manifesta interesse per l’interlocutore e per ciò che esprime. Chi l’ascolta riceve da noi un rinforzo e una piccola gratificazione.

Deve partire da un’attenzione genuina, non può essere una tecnica, un espediente. Se ci abituiamo a scoprire le buone idee espresse dai nostri famigliari, le potremo valorizzare e contribuiremo così a rinforzare il legame con essi.“Perché non andiamo una volta a trovare lo zio Alberto a Piacenza?” dice il più piccolo. “…Questo è interessante, è una bella idea”. “E’ parecchio che non ci vediamo”. “Voi che ne dite? Mi sembra che Guido ci suggerisca un’ottima cosa”. Tutta la famiglia va in gita a Piacenza a trovare lo zio, assecondando un’idea azzeccata del figlio più piccolo che così si sente importante e utile. In una conversazione tra papà e mamma sul credito di matematica di Monica, lui dice alla moglie: “E se invece di farle dare lezioni private provassimo a….”. “Beh, questo è interessante” osserva lei. E da lì inizia una conversazione di approfondimento. Questa espressione ci permette anche di indirizzare il dialogo lì dove vogliamo chiarire o approfondire qualcosa. Un figlio che parla senza seguire un filo logico e a un certo punto fa un’affermazione, racconta un fatto che può dare spunto per trasmettergli qualche considerazione che gli apra nuovi modi di vedere o di agire: “Beh, questo è interessante...”, e indirettamente lo invitiamo a descrivere meglio il suo pensiero e ad aprirsi di più.

Nella camera da letto dei bambini la sveglia suona alle 7, ahimè bisogna alzarsi! Subito o aspettare un po’? La stanza è tutta sottosopra, mette a posto la mamma o lo fanno i bambini? Il nonno è in ospedale per un intervento, portiamo anche i ragazzi o si potrebbero impressionare?

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Lunedì, 23/10/2017

Ultimo aggiornamento03:21:24 AM

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