“Ho paura del futuro…iniziare il liceo… Ci sono tante cose ke nn puoi controllare, mi manca qualcosa ma non so ke kosa... Voglio che tutto migliori ... ma non so da dove cominciare!“

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Come sta mio figlio?

Oggi ci sono genitori interessati più allo stato emotivo dei figli che al loro rendimento. Ma l’obiettivo resta quello di conoscere meglio i ragazzi

Come va mio figlio?” E’ la classica domanda che molti genitori rivolgono all’insegnante.
Comunica il desiderio di conoscere come si comporta il figlio a scuola, come sta imparando, se ci sono progressi. Sembra però che oggi molti genitori si interessino più dello stato emotivo dei figli che del loro rendimento.
Come sta mio figlio?”, chiedono.

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L'italiano in famiglia

Sosteniamolo con le conversazioni di tutti i giorni

L'85 per cento di studenti fa molti errori grammaticali, quasi il 70 per cento dimostra un’insufficiente competenza lessicale e semantica e quasi il 60 per cento un’insufficiente capacità ideativa. Sono i dati che si leggono nel rapporto Invalsi 2010 (l'istituto del ministero che monitora la preparazione dei ragazzi a scuola).
Dove sono le cause? Una per tutte: la demolizione della scrittura – caratteristica del nostro tempo – che contribuisce a indebolire le abilità e le competenze orali e, in ultima analisi, la capacità di pensare più criticamente. (cfr Davide Rondoni, Non scrivo, non sono, Il Sole24 ore, 04.07.10).

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Comunicare con empatia

Sentire che cosa accade “dentro” l’altro per offrire le parole e l’aiuto adeguati

Carletto oggi è un po’ giù. E’ andata male l’ultima verifica di matematica. E’ ammutolito, tiene il broncio. La nostra reazione istintiva sarebbe fare domande: Che ti succede? Che hai oggi? Ma sappiamo che sarebbe un passo falso. Se una persona è scarica, dove trova l’energia per rispondere a delle domande? L’esperienza ci ha insegnato ad attendere, a lasciare libero l’altro di stare in silenzio e di manifestare il suo malumore. Potremmo dire: ma no, anche lui deve imparare a sorridere quando le cose vanno storte, perché tutti in famiglia cerchiamo di alimentare un clima positivo…

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I bambini imparano le lingue…ma non stressarli…!

Trovare un giusto equilibrio tra la capacità che i bambini hanno di imparare e il loro bisogno di gioco e di relazione con gli altri

Progetto bilinguismo per le scuole: ben venga, a condizione che sia integrato nel contesto di crescita del ragazzo. Alessandro Prisciandaro, presidente dell'Associazione pedagogisti educatori italiani (Apei), sottolinea i rischi connessi con una semplificazione eccessiva dei processi educativi. (fonte: Troppe informazioni sono un boomerang, Il Sole JOB 24 - 22.12.10). «Bilinguismo da gestire con intelligenza per non creare bambini super colti e saccenti. Se vogliamo vincere la sfida del nuovo millennio deve cambiare profondamente la cultura dello studio e, soprattutto, deve cambiare una intera comunità di docenti troppo avvezzi a addolcire lo sforzo dell'apprendere, invece di allenare i nostri ragazzi alla vita”

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Giovedì, 17/08/2017

Ultimo aggiornamento03:21:24 AM

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