Bullismo

Impariamo meglio l'italiano in famiglia

Approfondiamo il significato di parole utilizzate più spesso dai media e che ricorrono nei fatti di cronaca.
Può essere spunto anche per dialogare su quello che accade. Comprendere bene il significato delle parole migliora anche il pensiero e il ragionamento: si definisce meglio la realtà.

Il bullismo, cos’è?  Comportamento da bullo da parte di un individuo o di un gruppo sociale: il fenomeno del bullismo nelle scuole.

Bullo
Giovane prepotente, bellimbusto. Teppista: bulli di quartiere, di periferia. Chi si mette in mostra con spavalderia: fare il bullo.
Spavaldo, sfrontato, prepotente: aria bulla.

(Dal dizionario Il nuovo Zingarelli, Zanichelli Editore) 

Ne sentiamo e ne vediamo di tutti i colori a proposito. Le notizie di cronaca sociale, politica, sportiva, familiare, scolastica ci comunicano purtroppo spesso eventi di aggressività di vario genere.
Come la definisce il dizionario?
Tendenza a manifestare un comportamento ostile, che ha per fine un aumento di potere dell'aggressore e una diminuzione di potere dell'aggredito; si presenta in genere come reazione a una reale o apparente minaccia al proprio potere.
Correntemente, impetuosità, irruenza: difendere con aggressività la propria teoria. Nel linguaggio sportivo, combattività, capacità di iniziativa nel corso di una competizione: l'aggressività di un pugile, di una squadra.
Aggressivo
1 Che tende ad aggredire, anche in senso figurato: il barracuda è un pesce aggressivo; carattere, temperamento aggressivo. Sinonimi: bellicoso, irruente.
2 Che si distingue per aggressività: pugile aggressivo; squadra aggressiva; automobile dalla linea aggressiva.
2 Aggressivo chimico, sostanza tossica, costituente mezzo offensivo di guerra: aggressivo irritante, lacrimogeno, vescicatorio, soffocante | Aggressivi biologici, microbi e virus patogeni, tossine batteriche.

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Non quello che dobbiamo tenere camminando su uno stretto muretto, ma quello che ci serve per agire con giustizia e saggezza. Punto di arrivo non facile, l’equilibrio è frutto di ricerca, prove, esperienze. Chi vuole bene cerca il giusto equilibrio nelle sue decisioni. Comandi, divieti, regolamenti sono la risposta più facile per mettere ordine in famiglia e cercare di tenere sotto controllo tutto. Le leggi chiedono obbedienza, e all'obbedienza si quietano. Non sembra si interessino all'affettività, al modo con cui sono osservate o sopportate, agli entusiasmi o ai rancori. Neppure hanno di mira, si dice, di rendere gli uomini virtuosi; gli basta il "minimo etico", gli basta di mettere in salvo l'ordine sociale. (…) Una visione riduttiva, rischia di farci dimenticare che l'obiettivo delle leggi è la giustizia. Il diritto è tale non perché è comandato ma perché risponde al giusto. Se non è giusto, il comando può corrispondere alla peggior tirannia.

G. Anzani, Il dono alla base della giustizia, in Famiglia oggi, nov.-dic. 2010, p. 19.

Lunedì, 23/10/2017

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