Elenco generale argomenti e rubriche-

Comunicare con parole, versi, rumori e suoni divertenti per il bambino. Comunicare con i gesti, con il contatto fisico. Il bambino impara a distinguere il viso levigato della mamma da quello ruvido del papà, come viene preso e tenuto in braccio dall’una e dall’altro. Il tatto è un canale di conoscenza particolarmente importante per il bambino.
Vari studi hanno confermato quello che il buon senso ci suggerisce: il bambino cresce bene anche psicologicamente e affettivamente se è oggetto di gesti di tenerezze e di coccole.
Incoraggiamo anche il papà a coccolare il bambino, se dimostra un po’ di pudore o si sente in imbarazzo. Accarezzare il bambino, massaggiare il suo corpo, le sue manine, i piedini, la fronte. Così anche la relazione tra papà e figlio cresce e si rinforza.

La redazione

Parole di fiducia per i giovani che entrano nel mondo del lavoro

Un professionista avviato che confida anche le sue sconfitte è un buon antidoto contro lo scoraggiamento

Il mondo del lavoro è per i giovani un'incognita. Dovrebbe essere un nuovo orizzonte che si apre davanti, ricco di avventure in cui si cresce, si matura, sviluppando e applicando le conoscenze acquisite, facendo esperienza e imparando sempre. I media invece insistono sulle note dolenti della crisi e ripetono parole dolorose che seminano sfiducia: paura, incertezza, instabilità, disoccupazione, decrescita...E' tutta così la realtà? No, lo sappiamo dai dati statistici. Esistono molte attività economiche sane e vitali, sono disponibili posti di lavoro in diversi settori (però bisogna voler lavorare lì dove c'è l'offerta).
"Ce la farò?", "Sono all'altezza?", "Mi accetteranno?" sono le domande più o meno segrete che un giovane – ma anche un adulto collaudato – può macinare dentro di sé. Paura di sbagliare, paura di fallire, paura di...Molte paure, troppe. Paure che tutti hanno provato. Come se l'incertezza, l'errore, l'incapacità-di siano eccezioni inammissibili e temibili. Ma questo è immaginario, non realtà. Se allora un adulto, magari di successo, racconta che anche lui, nonostante esperienza e successo, incontra i suoi momenti no, difficoltà, calo di performance, fallimenti, allora la visione cambia, si torna con i piedi per terra.
"Rileggo quello che ho messo giù e penso: fa pena, Niccolò, fa veramente pena. Allora riscrivo una frase, oppure la sposto, le cambio un verbo, un aggettivo... finché, lentamente, dopo aver maledetto il mestiere di scrittore, mi sciolgo, sento che l'immaginazione comincia a funzionare, i pensieri diventano più fluidi e allora è come quando vai in bicicletta, quando rompi il fiato e senti che le gambe vanno, e chi più pedali e ci dai dentro, più corri". (F. Roncone, Scrivere è come andare in bicicletta, intervista allo scrittore Niccolò Ammaniti, Io Donna, 28.04.12).
Questa confidenza è bastata per guarire l'ansia di un giovane con aspirazioni professionali nella scrittura.
"L'intervista a Niccolò Ammanniti, pubblicata su Io Donna del 28 aprile, mi è piaciuta perché, rispondendo alle domande "tecniche" (dove trova le idee e come si organizza per scrivere un romanzo), mi è servita come antidoto contro l'ansia. Sì, perché sto seguendo un corso di scrittura creativa. Ho soltanto 21 anni, ma sogno da sempre di scrivere un libro. Mia madre, insegnante di italiano in un liceo classico, è la sola persona alla quale ho confidato questa mia aspirazione e che mi incoraggia. E se mi incoraggia lei, sento di potercela fare. Ma i dubbi come futuro scrittore si scontrano appunto contro l'ispirazione che non arriva, la sensazione che sia un mestiere dannato, la paura di non farcela. Dunque, grazie per avermi fatto conoscere le paure di uno che è già "grande". (Domenico Podotri, Io Donna, 12.05.12).
Incoraggiare e far prendere confidenza con i limiti umani comuni a tutti sono elementi indispensabili per l'orientamento professionale dei giovani e per sostenerli nel perseguire obiettivi realistici.

Marco Manica

E’ un bel problema. Un bambino che sa di non essere stato lui a combinare il pasticcio, a rompere il vaso regalato dalla zia, e non riuscire a dimostrarlo. Non è semplice affermare e descrivere la verità. Soprattutto per un bambino, che non ha ancora acquisito la capacità di argomentare, di dimostrare i fatti, di descrivere gli eventi con ordine.

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La forza della fragilità

Non temere di mostrarci vulnerabili: le nostre relazioni miglioreranno, sostiene Brené Brown, ricercatrice americana
Scritto da Marco Manica

Libertà di sbagliare e di dire "mi sono sbagliato...". Libertà di non sapere, di non essere sempre all'altezza delle aspettative altrui, delle domande o delle prestazioni che ci chiedono gli altri. In pratica essere e mostrarsi persone normali. Perché è normale sbagliare. Siamo tutti d'accordo sul principio, ma nel momento della vergogna l'istinto ci spinge a dissimulare i nostri errori, a evitare che gli altri se ne accorgano.
Nell'ambiente di lavoro, ma anche in famiglia, siamo restii a mostrare la nostra vulnerabilità, i punti deboli. In famiglia è più difficile nasconderci, perché vivendo tutti insieme non possiamo infiocchettare la realtà più di tanto.

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Furtarello di uva al supermercato

Approfittare delle situazioni quotidiane per educare i bambini ai comportamenti corretti

Ci scrive Lucia da Novara che un sabato mattina, facendo la spesa al supermercato, si è imbattuta in un bambino intraprendente.

Un bambino di 4 anni circa, dall'aria furbacchiona, gironzola disinvolto tra i banchi della frutta. Proprio all'altezza del viso si trova la cassetta dell'uva. Bei grappoli , con acini grossi grossi. Zaffete..., ne afferra uno e comincia soddisfatto a mangiare. La mamma, ignara dell'avventura in corso, prosegue a scegliere insalata e porri qualche metro più in là. Io guardo il bambino e gli faccio "eh-eh!", un po' seria, un po' indulgente. Lui mi sorride con una smorfia di superiorità e mi fa una sbracciata verso l'alto come per dirmi "ma va là!!!...". E continua a mangiare. Caspita, che determinazione! La mamma infine se ne accorge. "Ma cosa fai Giorgio, non si può". E lui continua a mangiare. " ...e poi l'uva è sporca..." prosegue la mamma, e intanto gli prende i resti del grappolo, va alla bilancia, pesa e ritira il biglietto con il prezzo. Il grappolo saccheggiato è assicurato e Giorgetto può godersi la soddisfazione che la sua operazione è andata a buon fine. Voi che ne dite?

Cara Lucia, anche in futuro il nostro eroe potrà ripetere lo stesso copione, perché la mamma poi pagherà e risolverà i problemi pratici a seguito delle sue azioni. A meno che la mamma non cambi tattica e si occupi più di Giorgio che della spesa, o, meglio, si occupi della spesa assieme a Giorgio. E' un bambino che ha iniziativa, passa all'azione, si muove a suo agio: sono buone qualità, che se formate e guidate anche nelle semplici situazioni quotidiane possono far saltar fuori un ragazzo maturo.

La redazione

Lunedì, 25/06/2018

Ultimo aggiornamento03:21:24 AM

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