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All’adolescente scontenta di sé qualche apprezzamento fa bene

Farle notare i suoi aspetti positivi, così sarà più facile che apprezzi sé stessa e gli altri

Una madre racconta: «Nostra figlia Sally ha problemi con l’acne e con altri cambiamenti tipici dell’adolescenza. Si sente brutta e impacciata e continua a sputare commenti cattivi su altri ragazzi e ragazze dicendo: «Quanto è brutta la pelle di Jessie! Quanto è grasso Elly! Quanto sbadato è Bill!». “Non ci piaceva il suo modo di fare - continua la madre - e abbiamo parlato con lei per aiutarla a superare questo momento. Innanzitutto abbiamo cercato di farle notare i suoi aspetti positivi.

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La parola è sempre portatrice di un messaggio, è legame positivo o negativo fra la zona cerebrale e quella istintiva, tra noi e il prossimo.

Ogni vocabolo, ogni parola tocca in noi e negli altri delle forze che saranno spinte o verso il positivo, il vero, o verso il negativo, il falso.

Dire a una persona: "Quel vestito non ti sta bene", è una frase che non esprime veramente la realtà (a me sembra che...). Meglio sarebbe: "Non mi piace molto il tuo vestito e mi sembra che non ti stia bene".

Le parole sono scelte: ricordiamoci di questo concetto e più facilmente useremo espressioni che sosterranno i nostri rapporti con gli altri.

Gregorio, adolescente: “Ho una fidanzata ma anche un fidanzato, ed io non so chi scegliere”

Il colloquio del ragazzo con un adulto che ascolta e comprende, e si inizia un percorso di aiuto e di chiarificazione

Gregorio è un ragazzino esile, taciturno e spesso con uno sguardo triste. 
Viene sospeso in continuazione perché non vuole togliersi le cuffiette in classe ed esce dall’aula quando vuole, senza alcuna autorizzazione. Risponde male ai docenti, non ha amici a scuola. Durante i cambi d’ora manda una quantità incredibile di sms appiccicato al suo telefonino ed ogni tanto parla con Antony che forse abita dalle sue parti, magari si mettono d’accordo per il ritorno… 
Decido di parlarci quando un docente lo porta in presidenza perché è arrivato senza giustificazione dopo l’ennesimo ritardo.

“Greg accompagnami al bar facciamo colazione, ti va?”.


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Proviamo a considerare questo atteggiamento come un punto di partenza per migliorare, superare paure, fastidi, antipatie, rancori. Diventare più forti, più liberi. Se mi dirigo verso l'altro – vincendo le mie resistenze interiori - , anziché allontanarmi dalla persona mi allontanerò dai fantasmi dolorosi della mia immaginazione ferita.

"Quella persona non la posso proprio vedere...". Capita. Dissapori, equivoci, incomprensioni che costruiscono un muro che sembra invalicabile. In realtà l'ostacolo è solo dentro di noi. Vogliamo restare così, oppure vogliamo cambiare? Vogliamo veramente chiudere il rapporto con quella persona, oppure desideriamo recuperarlo? Non è semplice, perché le ferite ci sono e ci fanno male. Senza fretta, evitando di proporci obiettivi troppo impegnativi per il momento, possiamo esercitarci. Proviamo.

Lunedì, 20/08/2018

Ultimo aggiornamento03:21:24 AM

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