IDEA! Consigli pratici

Un uomo si ferma a salutare un amico anziano che incontra ai giardini. Si chiacchiera e l'anziano , seduto in panchina, deve stare con la testa piegata verso l'alto per guardare l'amico in piedi. Allora il più giovane prima si accovaccia e prosegue la conversazione, poi si siede in un punto che permetta all'amico di parlare e ascoltare in una posizione comoda. Si abbassano anche il papà e la mamma per guardare negli occhi il bambino e dire qualche cosa che va sottolineato. Abbassarsi anche con il pensiero, il ragionamento, la semplicità di parole, se serve per farsi capire meglio.

Marco Manica

"Gli anziani sono sempre più a rischio di isolamento fisico e relazionale soprattutto nelle grandi città in cui vivono una quotidianità faticosa e devono confrontarsi con la disgregazione delle reti famigliari e amicali", scrive Claudio Mencacci, direttore Neuroscienze A.O, Fatebenefratelli Milano (Corriere della Sera, 14.07.2012. La solitudine in tarda età Come fare a superarla?).
Che cosa possiamo fare? Piccoli gesti quotidiani che interrompono la solitudine dell'altro. Cedere il passo con un sorriso, dare una mano per spostare la borsa della spesa, tenere aperta la porta, leggere un'etichetta di un prodotto al supermercato. E salutare per strada, persone anziane, sconosciute, che diventano vicine proprio perché le salutiamo. Un sorriso e un "Buon giorno", e vediamo aprirsi il loro sguardo sorpreso e contento, escono dal chiuso della loro solitudine. Forse pensano che siamo conoscenti di cui non si ricordano, ma non importa.

Marco Manica

"Se una signora della mia età torna a casa e trova i piatti lavati, asciugati e riposti, la spazzatura buttata, il tavolo in ordine, i panni stesi, quelli stirati negli armadi, il divano a posto, nessun piatto o bicchiere in sala abbandonato... si sente amata.
Se torna a casa e non trova nulla di questo e poi dopo di lei torna a casa il marito con un enorme mazzo di rose, pensa "adesso mi devo occupare anche dei fiori!"".

Franca Malagò

Le cose che vanno bene non danno fastidio a nessuno, così finisce che le possiamo dare per scontate. Invece prima e dietro di esse c'è impegno, studio, lavoro, collaborazione di più persone. Che è doveroso riconoscere, anche se non mancano macchie pure nelle migliori opere umane. Accade però che concentriamo l'attenzione su una macchia, fino a ingrandirla in modo che nasconda il resto, pulito e buono.

Critiche e lamentele facilmente trovano oggetti contro cui dirigersi. Lo nota Arrigo Levi a proposito di certi media, in occasione del sisma in Emilia Romagna: "Dà alquanto fastidio sentirsi dare, nei dibattiti televisivi, tanti rimproveri per la nostra mancata preveggenza da sedicenti esperti romani, dimentichi dei tanti terremoti che hanno contribuito a far crollare il Colosseo: a meno che anch' esso fosse stato costruito male.

(A. Levi, La mia Gente Concreta, Forte e Geniale, Corriere della sera, 01.06.12)

Le "frasi trappola" sono molto dannose, possono compromettere seriamente le relazioni tra genitori e figli.

Del tipo: "Prendi esempio da questo o quello", che è un modo per dire al ragazzo che altri valgono più di lui, l'ultima cosa che un adolescente, in genere insicuro di sé, ha bisogno di sentire. Oppure: "Peccato, eri così bravo da piccolo", che, nel verbo al passato, fa quasi percepire che la trasformazione in adolescente ha cancellato il figlio desiderato.

In realtà, le qualità che il ragazzo aveva sono ancora lì, solo che, al momento, è impegnato nella scoperta di un nuovo mondo. Gli adulti devono sorvegliare con attenzione quel che dicono, perché le loro parole possono essere "missili e motivi" diretti al cuore di giovani che hanno difese psichiche ancora deboli.

Joseph e Caroline Messinger, Dizionario bilingue genitori-figli/figli-genitori, edizioni Sonda, pagine 400, euro 15,90
(Il Venerdì di Repubblica, 20 aprile 2012, p. 61)

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Lunedì, 25/06/2018

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