Ore 6. Quando canta il gallo

La famiglia si sveglia. Inizia una nuova avventura

Ogni mattina si ode il medesimo urlo della mia dolce metà perfettamente in scia alla radio sveglia che è stata poggiata scomodamente e volontariamente da mia moglie sul comò per “aiutare” coloro che invece preferirebbero continuare una decina di minuti ancora a gongolarsi nel letto.

Sono le ore 6 e fuori è notte fonda. 

“Andiamo, forza, che aspettate, embè, allora…, alzarsi su…...”

” Ma amore non andiamo mica a caccia, in fondo dobbiamo uscire alle 7,30”.

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“Arriva Virgilio!...”

Lui ha invitato un amico a casa per qualche giorno… e lei…

“Manu, mi ha telefonato  un vecchio amico e dice che la prossima settimana viene a Roma dal nord e verrebbe a dormire da noi".
“Ma che sei pazzo, ma proprio non ti rendi conto... ... e adesso me lo dici, ma che sei impazzito totalmente?".

“Evvabbè che voi che sia, abbiamo un letto in più di là da Giovanni, se mette lì…”.
“Ma lo senti, per lui è tutto facile, se mette lì... Ma non lo capisci che abbiamo soltanto una settimana e la casa cade a pezzi...oddio devo chiamà il muratore, l’arrotatore, il palchettista, il pittore, una società di pulizie, ......devo rifare pure i mobili...chissà come ci giudicherà”.
“Guarda che mica arriva Papa Francesco...che hai capito...si tratta di un amico ed è pure piccolo, basso, peserà 50 chili...quello se mette pure a dormì all’impiedi, magna pure poco....”.

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A Reggio Calabria l’ 80% della popolazione maschile si chiama Giuseppe. Mio suocero reggino d.o.c. anche lui non poteva  certo smentire la tradizione calabra. Pino per gli “amici”, un personaggio robusto, di circa 130 chili di morbidezza. Capelli bianchi, pelle lucida e tirata come fosse la membrana di una batteria. 

Raramente veniamo invitati a casa loro perché il pranzo o la cena richiedono, secondo le usanze, un tempo di preparazione non inferiore ai tre giorni. A casa di calabresi non si improvvisa mai, non esistono panini mordi e fuggi, modello fast food, ma si privilegia una cucina slow food, alla carta per così dire. La media delle portate si aggira al di sopra dei 10 piatti per ciascun ospite o vittima designata, che dir si voglia. 

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Sabato mattina “la battagliera” (alias Emanuela), riceve una telefonata e si avvia nel solito angolo di casa dove crede di non essere osservata dai vari coinquilini.

Il posto corrisponde davanti alla finestra del bagno cosiddetto padronale che spalanca con l’intenzione di far uscire le sue frasi più intime, a volte compromettenti, non foss’altro perché coinvolgono tutta la famiglia, senza che nessuno di noi possa dire la sua.

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“Ma mi stai ascoltando?...possibile che guardi sempre la TV quando parlo io!”

La donna vuole essere ascoltata, vuole che suo marito le dedichi attenzioni, cerca comprensione e vicinanza fisica

Ieri sera finalmente il tanto atteso “Ballarò”.

Mi siedo sul divano, prendo il telecomando e punto decisamente la pupilla elettronica dell’aggeggio verso il televisore come volessi parlare al genio della lampada ordinandogli di esaudire il mio ultimo desiderio, quello di regalarmi una mezz’ora di meritata tranquillità.

D’improvviso, eccola, si siede a qualche metro di distanza, sulla poltrona davanti, la “battagliera”, alias Emanuela che mi dice: “Che dici, lo iscriviamo Stefano in piscina almeno per tre mesi?”.

 

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Lunedì, 11/12/2017

Ultimo aggiornamento03:21:24 AM

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