Aprirci agli altri e farci conoscere cosí come siamo (ma non è facile…)

Per favorire la conoscenza reciproca e la costruzione di legami forti

Facilitiamo la conoscenza reciproca e incoraggiamo gli altri ad aprirsi, quando noi per primi riveliamo il nostro pensiero con frasi che iniziano con il pronome IO. Riveliamo i nostri sentimenti, i desideri, le aspettative, le convinzioni. Quanto più ci apriamo all’altro tanto più ci avviciniamo a lui. E’ vero che questa dinamica ci rende vulnerabili perché corriamo il rischio di essere giudicati male o di essere rifiutati o tenuti a distanza proprio per ciò che abbiamo raccontato.

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Mancano poche ore alla partenza. Bagagli in fase di allestimento. I bambini che corrono per casa eccitati per il viaggio imminente. L’auto è a posto, l’abbiamo fatta vedere dal meccanico che ha sistemato alcune cose. Una copia delle chiavi di casa alla signora della porta accanto; non si sa mai, e poi viene a dare l’acqua alle piante. “Giorgio, telefona all’albergo per dire a che ora arriviamo…”. “Lucia, hai preparato i panini per il viaggio?”. “Sì sì tutto a posto”.

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“Beh, questo è interessante!”

Edward De Bono, autorità nel campo del pensiero creativo, suggerisce di abituarsi a utilizzare anche questa espressione nelle conversazioni

“Potrete indirizzarla a qualunque cosa emerga dalla conversazione – afferma -. Così, invece di limitarvi a seguire il flusso della conversazione, vi fermerete su quel punto. Lo esplorerete. Lo svilupperete. Solleverete possibilità e alternative. Farete dei collegamenti” (E. De Bono, Una bella mente, Erickson). E’ un’espressione che manifesta interesse per l’interlocutore e per ciò che esprime. Chi l’ascolta riceve da noi un rinforzo e una piccola gratificazione.

Deve partire da un’attenzione genuina, non può essere una tecnica, un espediente. Se ci abituiamo a scoprire le buone idee espresse dai nostri famigliari, le potremo valorizzare e contribuiremo così a rinforzare il legame con essi.“Perché non andiamo una volta a trovare lo zio Alberto a Piacenza?” dice il più piccolo. “…Questo è interessante, è una bella idea”. “E’ parecchio che non ci vediamo”. “Voi che ne dite? Mi sembra che Guido ci suggerisca un’ottima cosa”. Tutta la famiglia va in gita a Piacenza a trovare lo zio, assecondando un’idea azzeccata del figlio più piccolo che così si sente importante e utile. In una conversazione tra papà e mamma sul credito di matematica di Monica, lui dice alla moglie: “E se invece di farle dare lezioni private provassimo a….”. “Beh, questo è interessante” osserva lei. E da lì inizia una conversazione di approfondimento. Questa espressione ci permette anche di indirizzare il dialogo lì dove vogliamo chiarire o approfondire qualcosa. Un figlio che parla senza seguire un filo logico e a un certo punto fa un’affermazione, racconta un fatto che può dare spunto per trasmettergli qualche considerazione che gli apra nuovi modi di vedere o di agire: “Beh, questo è interessante...”, e indirettamente lo invitiamo a descrivere meglio il suo pensiero e ad aprirsi di più.

Pensare e vedere in modo positivo e comunicare agli altri i sentimenti

Apprezzare quello che c’è, accorgerci dei beni che ci sono offerti dalla natura e dalle circostanze della vita

La signora entra in banca e si siede  ad attendere il suo turno. Accanto c’è una vecchietta piccola, magrissima, bruttina, vestita malamente. “Ha visto, signora, che giornate meravigliose abbiamo!”, esclama la vecchietta con entusiasmo e aprendosi con un sorriso radioso, godendo delle prime giornate soleggiate e trasparenti d’autunno. La signora la guarda ammirata. “Sa che quest’estate sono stata al mare – continua la vecchietta – Pensi che sulla spiaggia ogni giorno c’era anche un istruttore per chi voleva fare ginnastica. Quanto sono stata bene!”.

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Una sfuriata, la porta sbattuta, urlate girando per casa, giudizi brutali, accuse esagerate… Poi si resta male da una parte e dall’altra. Non abbiamo il coraggio di parlarci, di guardarci. Teniamo il muso, ci chiudiamo in noi stessi e nel nostro silenzio risentito o imbarazzato, con un sentimento di impotenza.

Ma è l’immaginazione e l’orgoglio che il più delle volte ingigantiscono il problema.

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Lunedì, 23/10/2017

Ultimo aggiornamento03:21:24 AM

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