Album fotografici, diari e racconti per trasmettere i ricordi di famiglia

Raccontare ai bambini storie della propria famiglia li fa partecipi degli eventi e delle emozioni vissute e li aiuta a sviluppare la memoria, un tratto importante della personalità

Gli oggetti di famiglia, i ricordi, le foto, i regali ricevuti entrano un po' alla volta a far parte della storia di famiglia e possono servire per ricostruirla, stimolando la memoria.

Raccontare ogni tanto ai figli la storia di un oggetto, di una fotografia, quello che avvenne in una circostanza, significa far rivivere qualcosa di personale e intimo. Gli album di famiglia, inoltre, sono un modo per rappresentare visivamente la storia – con foto e con altri ricordi di vita quotidiana - e stimolare la memoria, che “entra in azione quando meno te lo aspetti, sollecitata da un profumo, da un suono, da un colore. La carta di una caramella, il biglietto ferroviario usato, il menù di un pranzo eccellente, uno scontrino possono entrare a pieno titolo nell'album di famiglia e arricchirlo”. (N. Martunelli, Noi Genitori e figli n. 153).

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Resilienza: resistere agli eventi avversi

Resilienza è la capacità di un materiale di resistere a urti improvvisi senza spezzarsi (Il Nuovo Zingarelli, ed. Zanichelli). E anche, per analogia, applicato alle persone, nel senso di reagire in modo costruttivo ad eventi traumatici. Un esempio è descritto da uno psicologo che assiste le persone colpite dal sisma in Emilia Romagna. ''Rivivere scosse di pari entità e a breve tempo da un primo forte sisma fa pensare: 'non finisce più'. Per qualcuno c'è stata un'accentuazione dell'ansia, ma non c'è né scoramento né rassegnazione. Se dovessi descrivere l'atteggiamento degli sfollati che sono ospiti qua userei un termine tecnico, resilienza, cioè la capacità di resistere agli eventi avversi''. (Il Resto del Carlino, 04.06.12).

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Secondo una recente ricerca un professionista in media manda e riceve 108 mail al giorno. Un'altra attesta che il 28 per cento del nostro tempo lavorativo lo usiamo smaltendo delle mail. Senza contare i messaggi sms, whatsapp, messanger, twitter e via così. Il cosiddetto "email overload" sta diventando un problema serio per molti. Con alcune conseguenze sociali molto pratiche. Molti per esempio pensano che aver mandato una mail equivalga al fatto che il destinatario l'abbia letta, in tempo reale magari. E invece sempre più spesso non è così” (Riccardo Luna, Fermiamo l'overdose di mail, La Repubblica, 28.06.14). Chiediamoci più spesso se quello che stiamo per scrivere è veramente necessario o risponde solo a un impulso. Facciamo qualche telefonata in più, che tiene più viva la relazione rispetto allo scritto. E rinunciamo anche a puntualizzazioni inutili, ad avere l’ultima parola, alla replica della replica. Più leggeri, più sereni, più liberi, più tempo.

La redazione

Scrivere a mano stimola di più il cervello

Insegnare ai bambini e incoraggiare i ragazzi a scrivere bene a mano

Scrivere a mano attiva molte più aree cerebrali rispetto alla battitura di testi con il pc. Perché nel primo caso gli occhi e i movimenti della mano assistono e contribuiscono alla graduale creazione della lettera, cosa che non avviene quando si usa la tastiera. Lo hanno mostrato neurofisiologi norvegesi e francesi. Il pc non può sostituire l’unicità dello scrivere a mano. Quando poi la grafia è anche bella, chi legge ne ricava anche un piacere. Insegnare ai bambini e incoraggiare i ragazzi a scrivere bene a mano, li mette in condizione  di ricevere più stimoli al cervello e offre loro una possibilità in più di relazione con gli altri perché le parole tracciate dalla penna esprimono la propria personalità e confezionano un messaggio “personalizzato” per chi lo riceve.

Fonte: F. Cerati, Perché la calligrafia non deve morire, Nova-Il Sole 24 Ore,  01.09.13

Lunedì, 23/10/2017

Ultimo aggiornamento03:21:24 AM

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