“Adesso non mi va”: in famiglia si impara a non rimandare

Le priorità: fare le cose giuste in ogni momento, senza rincorrere l’efficienza

“Adesso non mi va”, e rimandiamo a dopo, a domani. I figli ci vedono e copiano: lo studio può attendere, “aspetta, ancora un po’ di gioco, poi faccio i compiti…ma per domani non ho niente!..”.

Rimandiamo soprattutto gli impegni che non ci piacciono. Ma non lasciamo vuoto il tempo, lo riempiamo con altre azioni che non servono o che potrebbero aspettare domani o la prossima settimana. Alla fine della giornata ci ritroviamo un po’ insoddisfatti perché abbiamo fatto molte cose, ma non quelle che servivano. “Chiunque può svolgere qualsiasi quantità di lavoro, a patto che non sia il lavoro che dovrebbe fare in quel momento”, scriveva Robert Benchley, in un articolo del 1930 pubblicato nel Chicago Tribune.

“ Non fare domani quello che puoi fare oggi”, sì, ma è anche vero "non fare oggi quello che potrebbe non esserci più domani”, infatti spesso il lasciar maturare le situazioni ha i suoi benefici, perché a volte si fanno cose che poi non serviranno. John Perry, docente di filosofia a Stanford, ha scritto un libro sull’abitudine a rimandare e consiglia di non rincorrere l'efficienza, ma di maturare il buon senso e la saggezza. Alcune domande possono aiutare. Pensa: questo è veramente necessario ora o può aspettare? Che vantaggio hai a rimandare questo? E hai qualche svantaggio rinviando? 

Fonte: M. Filoni, Tutte le volte che diciamo: “Oggi non mi va”, Venerdì di Repubblica, 16.05.14.

Nei confronti dei figli, più che insistere fino alla sfinimento, è più efficace far provare loro il piacere di un lavoro portato a termine in breve tempo, molto meno di quello che avevano immaginato. Che riconoscano la libertà della loro testa dopo aver ultimato, liberazione dal ricordo fastidioso dei compiti che “aspettano” come ombre che rovinano il piacere del gioco e del divertimento.

Come si acquisiscono le virtù, le buone abitudini? Praticandole. E’ consigliabile un allenamento familiare per imparare insieme a scoprire le priorità (non l’efficienza) e assumere la buona abitudine di mettersi subito all’opera una volta visto che cosa bisogna fare. Molti secoli fa Aristotele affermava che noi siamo la somma delle nostre azioni e che dunque le abitudini sono decisive per la formazione del carattere.

“Acquistiamo le virtù con un'attività precedente”, scrive nella sua Etica nicomachea. “Infatti impariamo facendo: per esempio, si diventa costruttori costruendo, e suonatori di cetra suonando la cetra. Compiendo azioni giuste diventiamo giusti, azioni coraggiose, coraggiosi (...). A seconda di come ci comportiamo nei pericoli, cioè se prendiamo l'abitudine di aver paura oppure di aver coraggio, diventiamo coraggiosi oppure vili”. 

Una buona regola per acquisire una buona abitudine è quella di iniziare con energia e decisione l’attività in cui esercitiamo l’abitudine che vogliamo acquisire. Una volta presa la decisione, passare subito all’azione. Quanto più tempo trascorre tra decisione e azione, tanto più si indebolisce la volontà. Non inventare scuse. Iniziare a vivere con decisione un nuovo comportamento positivo è una promettente garanzia per la sua continuazione.

Marco Manica

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Sabato, 23/09/2017

Ultimo aggiornamento03:21:24 AM

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