«Ti picchio per insegnarti a non picchiare»

Le punizioni corporali sono inutili. Usare apprezzamento e affetto da una parte, regole chiare, coerenti e fatte rispettare dall’altra

Ti picchio per insegnarti a non picchiare. Assurdo no? Eppure è proprio questa l’idea che sta dietro ogni punizione fisica ai bambini. Un metodo che metà dei genitori inglesi e un quarto di quelli italiani crede ancora essere il migliore per far diventare adulti bimbi e bimbe. Che stiamo parlando di un comportamento problematico, lo dimostra il fatto che le persone intervistate sul tema tendono a dare risposte non del tutto vere per dare un’immagine positiva di sé come genitore buono e dialogante.

Così afferma Silvia Bonino, docente di psicologia all'università di Torino. Ma bisogna parlarne, la questione è in primo piano, oggi soprattutto, con il dilagare del permissivismo e del lassismo nell'educazione. Spesso non si sa proprio che pesci prendere per far rispettare le regole ai bimbi. È allora che scatta la frustrazione e la sculacciata. Silvia Bonino ricorda che le punizioni corporali sono inutili per insegnare ai bambini a comportarsi bene. Spesso sono l’unico rimedio che i genitori trovano quando i bambini piccoli fanno qualche marachella grossa. La lezione che viene impartita però non è: “le regole vanno rispettate”; ma è “i problemi si risolvono con la legge del più forte”. Di conseguenza a scuola o all'asilo, se ci sono litigi per chi deve giocare a palla o deve dondolarsi sull'altalena, la soluzione che il bambino adotta sono le botte. Si tratta proprio di una soluzione primitiva, grezza, istintiva. Cercare invece una soluzione costruttiva che metta d’accordo tutti, stimola la creatività, sviluppa le facoltà cognitive e mette le basi per un rapporto più approfondito e sereno con gli altri bambini (che evitano i coetanei maneschi!!). In una parola: si cresce e si matura. Ancora peggio è quando la punizione è solo l’esplosione di esasperazione, stanchezza e irritazione; l’impulsività in questi casi non va mai bene, e porta a punizioni sproporzionate, incoerenti e imprevedibili. Il figlio, vedendo punite delle azioni che altre volte sono state ignorate, non impara quali siano i comportamenti adeguati e quelli da evitare e vive nei rapporti con i genitori in un’indifferenziata condizione di paura. Fare i genitori non è mai semplice, soprattutto quando il figlio fa arrabbiare e mette a dura prova i nervi o, proprio non vuol sapere di obbedire. Servono allora due cose: apprezzamento e affetto da una parte, regole chiare, coerenti e fatte rispettare dall'altra. Conquistare autorevolezza oggi sembra una battaglia contro i mulini a vento, ma non bisogna cedere al “tutto va bene” né tanto meno alla frustrazione e alla rabbia.  La strada forse sarà lunga, ma cominciare dall'affetto e dal dialogo è un investimento sicuro e un passo nella direzione giusta.

 

Andrea Lugoboni

 

Fonte: Silvia Bonino, L’assurdità delle punizioni fisiche, in Psicologia Contemporanea,  genn. -febbraio 2012 

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Sabato, 23/09/2017

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