Ma davvero copiare in classe è un diritto?

Stiamo educando gli italiani di domani. Siamo sicuri che li vogliamo (ancora) così? Truffaldini, omertosi, compiacenti?

Cena conviviale tra famiglie amiche. Quattro amici e relativi figli. Uno racconta, mestamente, il dilemma che da mesi lo rode. Nel liceo che frequenta fatica a tenere il passo dei più bravi, una manciata. Molti compagni, nella sua stessa condizione, se la cavano copiando (dai telefonini, da internet, persino da amici o “assistenti” di ripetizione che inviano la soluzione via mail) sotto gli occhi non abbastanza vigili dei professori.
Lui non riesce o non vuole copiare, non è chiaro, e s’indigna.


Un secondo ragazzo, altro liceo: «Succede anche da noi, io copio quando ne ho l’occasione. Non è giusto ma lo fanno tutti».
Interviene una mamma: «Ma sì, copia anche tu! Copiare è un diritto, far copiare un dovere».
Silenzio.

La studentessa ormai universitaria ricorda con un sorriso di nostalgia quando lei, la più brava, aiutava tutta la classe a prendere la sufficienza. Finché una volta l’hanno spostata al banco dietro la cattedra. «Fu una strage».
La più piccola del gruppo, scuole medie, si fa avanti: «Io faccio copiare tutti, così sono popolare».
Silenzio.
Il primo liceale riflette, poi sbotta: «Sì, ma se anche quest’anno continua cosi… compagni che prendono 8 senza aprire un libro…».
Tutti i grandi, unanimi: «La spia mai! Non si denuncia niente e nessuno».
Silenzio dei ragazzi.
Stiamo educando gli italiani di domani. Siamo sicuri che li vogliamo (ancora) così? Truffaldini, omertosi, compiacenti?
Copiare non significa essere furbi, ma non imparare.
Far copiare non significa essere altruisti, ma impedire a qualcun altro di migliorare.

Fonte: Corriere della Sera, 22.09.13

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Sabato, 23/09/2017

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