I no che aiutano a crescere

Saper dire di no al bambino è indispensabile per la crescita della sua autonomia

Siamo all’Esselunga, in coda alla cassa. Davanti a noi una mamma con il carrello straripante di merci,  a fianco un piccoletto di cinque anni. «Mamma vorrei le golia alla pesca»
«No amore. Te le ho comprate ieri. Oggi no. E poi abbiamo fatto una spesa enorme»
«Ma mamma, dai! Voglio le golia alla pesca… costano poco!»
«Giovi…le abbiamo comprate ieri ti ho detto. Dai su..»
Giovanni soffia e comincia a lagnarsi ad alta voce.
«uffa!! Me lo avevi promesso..! Dai solo per stavolta!!»
«…ti ho detto di no!.. fai il buono per piacere..»
«no! No! Io voglio le golia! Sei cattiva!!»
Giovanni ora piagnucola a voce alta. Imbarazzo della madre. I clienti in fila fanno finta di niente, ma qualcuno sbuffa leggermente e guarda la povera madre un po’ storto.
«Stai disturbando gli altri, lo capisci?!..smettila!»

A volte nei casi più plateali e difficili, qualcuno lascia la spesa e si dà alla fuga. Non c’è dubbio, dire di no per un genitore è difficile. La psicoterapeuta Giuliana Franchini, sostiene addirittura che sia molto più difficile oggi che dieci anni fa (“I no che aiutano a crescere”).
Le richieste dei bambini da sempre, sono chiare impellenti, ma oggi sono rafforzate anche dalla pressione che la televisione esercita su di loro.
Ma dire di no, rimane un elemento indispensabile per la crescita dell’autonomia di un bambino. I nostri pargoli si sentono onnipotenti, non distinguono tra la realtà e la fantasia. Un limite per loro è inaccettabile, ecco perché tutta quella violenza. Per diventare adulti invece bisogna imparare ad aspettare e avere pazienza.  (La pazienza è la regina delle virtù! Mi dicevano da piccolo).
Una soluzione c’è: poche regole, chiare e soprattutto condivise. Ora dei pasti, della nanna, ordine tra i giocattoli. I problemi però sorgono quando mamma e papà non sono d’accordo. Allora Giovanni chiederà al papà di comprargli le caramelle: «Ma certo amore, stasera quando torno dal lavoro te le porto». E’ evidente che il problema non sono le caramelle, ma il fatto che le regole valgono solo in un caso, e nel bambino si crea allora confusione.
D’altra parte bisognerà anche stare attenti a chiedere a Giovanni di riordinare la stanza in cinque minuti. A quattro anni, come ogni suo coetaneo, non ha ancora una comprensione del tempo e non capirà bene il comando.
Ma in fondo per spiegargli quelle poche regole di convivenza civile non bisogna per forza fare gli arrabbiati o alzare la voce. Basta essere decisi e calmi.  
«Giovanni, stabiliamo questa regola, prima di guardare i cartoni metti in ordine la stanza, va bene?»
«Va bene, mamma».

Andrea Lugoboni

 

Il parere della pedagogista

Con urli, pianti e minacce i bambini vogliono saggiare la forza dei genitori

“I no sono assolutamente indispensabili per crescere e i bambini crescono più sicuri e più armonici se sentono che sono i genitori i più forti, e che non sono disposti a gettare le armi di fronte al braccio di ferro cui vengono sottoposti dai figli. Spesso con questi gesti, in realtà, i piccoli vogliono saggiare la forza dei genitori, la loro convinzione nel portare avanti le idee educative in cui credono e le regole che propongono. Non bisogna cedere né lasciarsi impressionare dagli scatti d'ira dei figli. Spesso la rabbia è soltanto lo sfogo che mostra la fatica del bambino a scendere a patti con la realtà e con i bisogni degli altri. Se però non si arretra, gli si dà l'occasione, assai importante, di sperimentare che il mondo non è fatto a propria misura”.

Stefania Ulivieri-Strozzi, docente alla facoltà di Scienze della formazione dell'Università Milano-Bicocca, Corriere della Sera, 09.06.13.

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Lunedì, 20/11/2017

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