Talenti "invisibili" da valorizzare

Ognuno di noi sa fare qualcosa bene: quello è un talento e va valorizzato

“Per due pomeriggi la settimana mi sono seduta in due bar di Milano e, davanti a un caffè, ho offerto sedute gratuite di coaching  sul tema del lavoro. Della trentina di persone che ho incontrato in due mesi – in maggioranza donne – l’80% un lavoro ce l’aveva. Lavori belli anche. Lo volevano cambiare. Arrivate “nel mezzo del cammin di nostra vita” si sono trovate con la sgradevole sensazione di non trovare più un senso in quello che facevano, nel non trovare più gratificazioni. Semplificando molto, lo schema delle conversazioni era più o meno così:

“Che cosa vorresti fare?”
“Non lo so”.
“Che cosa ti piace fare?”
“Non lo so”.
“Che cosa sei capace di fare?”
“Niente di particolare, non ho un talento specifico”.

Da qui ho iniziato ad interessarmi molto a questa faccenda dei talenti

Siamo abituati a considerare “talento” solo quelle doti eccezionali che solo pochi hanno – i grandi leader, pittori, musicisti, cuochi – ma la verità è che tutti noi abbiamo uno o più talenti, piccoli talenti quotidiani che sono nostri e solo nostri, che fanno sì che siamo davvero bravi a fare delle cose.

Solo che non li vediamo. Sono invisibili al nostro sguardo, come se fossero sotto il mantello dell’invisibilità – quello di Harry Potter per intenderci. Un mantello intessuto di abitudine. Perché i talenti – i nostri talenti – siamo abituati a metterli in atto da così tanto tempo che non ce ne accorgiamo più, lo facciamo in maniera automatica. Perché li abbiamo da sempre, fanno così parte di noi che li consideriamo “normali”. Se noi non vediamo più i nostri talenti, non li vedono più neanche gli altri, perché l’abitudine contagia e anche chi ci sta vicino dà per scontato che io quella cosa la faccia bene.

Descrive così la sua esperienza Sabrina Bussolati, counselor e coach (A caccia di talenti invisibili, Corriere della sera, 23.04.13). L’abitudine mette in ombra il talento, il saper fare, l’abilità pratica o intellettuale in un certo campo.

“Sì, lavoro part time come segretaria e sono riuscita a organizzarmi per gestire la famiglia e la casa senza aiuti esterni…è normale, non ci possiamo permettere spese”. “Lucia (11 anni) è completamente autonoma nello studio. Fa la prima media; non c’è mai bisogno di aiutarla e i risultati sono molto buoni”. “Diego (16 anni) ha molti amici che si confidano con lui. Perché è un ragazzo equilibrato, si fidano e gli chiedono consiglio per tante cose”.

Impariamo l’arte di riconoscere e valorizzare i piccoli e grandi talenti nella nostra famiglia per alimentare l’autostima di ognuno e il sostegno reciproco. Ecco alcuni suggerimenti che possono aiutare.

Notare quando un lavoro è stato fatto bene. “La tua scrivania è veramente in ordine”. “Che bello, mi hai fatto trovare tutta la cucina pulita!”

Facilitare la consapevolezza. “Hai visto come sei riuscito bene a montare il mobile?”.

Evidenziare il bene che c’è, anche nelle disavventure. “Beh…è stata una faticaccia asciugare tutta quell’acqua per terra, ma avete visto come abbiamo fatto presto lavorando insieme?”.

Chiedere collaborazione evidenziando il talento dell’altro. “Luisa, tu che sei brava nei conti, mi aiuti a capire questo preventivo?”.

Incoraggiare a mettere in gioco il talento. “Giulia, tu hai un modo di fare gentile, vuoi andare a fare gli auguri alla vicina di casa che oggi compie gli anni; penso che sarebbe molto contenta di riceverli proprio da te”.

Ringraziare per il talento. “Grazie Tommaso, ci hai fatto tanto divertire tutti con la tua scenetta”.

In occasione di feste e ricorrenze, brindare anche ai talenti di famiglia. “…e brindiamo anche alla mamma che ci aiuta sempre …a Giulia che sa far bene…a Tommaso che ci ricorda…”.

 

Marco Manica

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Lunedì, 23/10/2017

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