Ragazzi, via dalla dipendenza web!

7 milioni di giovani con «Sindrome del follower». Consigli per un sano equilibrio tra vita reale e virtuale

Oltre un milione gli under 20 dipendenti dal web, quasi un milione e mezzo i fanatici di smartphone e social network. L'Istat rivela che per circa 15 milioni di adolescenti e giovani fino a 35 anni la rete è una compagna di vita insostituibile, tanto che in 7 milioni non possono più farne a meno. Secondo un'indagine condotta da ISPO per l'Osservatorio Salute Astra Zeneca, un giovane fra i 16 e i 35 anni su due soffre di quella che gli psichiatri hanno ribattezzato la «sindrome del follower» (Fonte: Elena Meli, Corriere della Sera, 26.03.2013).

Significa dipendenza dalla rete e dalle tecnologie: il 47 per cento dei giovani non riesce a fare a meno di internet, uno su tre si sentirebbe perso senza smartphone e uno su cinque passa ore e ore su Twitter o Facebook. Le percentuali crescono per i più giovani, con meno di vent'anni: fra questi ci sarebbero un milione e duecentomila dipendenti dal web, 850mila “malati” di smartphone e 600mila forzati da social network.

Come aiutare i ragazzi a liberarsi dalla dipendenza dal web

  1. Provare il piacere degli incontri “in carne e ossa”, suggerisce Claudio Mencacci, presidente della Società Italiana di Psichiatria. Facilitare incontri tra famiglie, feste, attività sportive, escursioni con altri, studio con i compagni di scuola. Anche minime occasioni possono servire, come fermarsi per strada con i figli a salutare gli amici, coinvolgendo anche i ragazzi nella breve conversazione.
  2. Scoprire che le persone nella realtà sono meglio dei partner e degli amici virtuali. Sembra ovvio, ma per un ragazzo non è detto che lo sia, abituato  alle relazioni web. Meglio aiutarlo a essere consapevole della differenza. Domandargli per esempio: “Com’è andata oggi pomeriggio con Carlo e Flavia?”. Da lì una breve chiacchierata che gli offre degli input per rendersi conto.
  3. I ragazzi sono fanatici della comunicazione a tutti i costi - soprattutto le giovani donne -, ma confondono la vita reale con quella raccontata in rete, il proprio vero sé con il profilo su Facebook.
  4. Aiutarli a “connettersi” a se stessi, a guardarsi dentro. “Hai visto che scene questo film? Cosa hai provato? Io mi sono sentito…”. “Bello questo tema che hai scritto…mi piace soprattutto…”. “Hai fatto una figuraccia con Erika? Ma si può rimediare, che ne pensi?...”.
  5. Ridurre la suggestione di paure e insicurezze e accettarle come normali nella vita di una persona. Bisogno di apparire e di raccontarsi agli altri sul web, misurare il proprio “successo” con il numero di follower e amici su Twitter o Facebook: sono fenomeni diffusi. Ansie e fallimenti si nascondono meglio stando dietro a uno schermo a “distanza di sicurezza” dagli altri. L’indagine Istat rivela che l'86 per cento dei giovani ha come prima preoccupazione il lavoro. Molti hanno paura per la propria situazione economica, uno su tre è spaventato dall'eventualità della miseria o delle malattie.

Bisogna aiutarli ad affrontare uno alla volta i problemi di un mondo sempre più difficile, allenando le proprie qualità naturali e affinando le abilità. L’autostima non si rinforza tanto con le parole di incoraggiamento o minimizzando le difficoltà, quanto nell’insegnare ai ragazzi “come fare bene” una certa cosa, farla, ottenere un buon risultato, rendersene conto e proseguire la strada rinforzati.

Marco Manica

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Lunedì, 11/12/2017

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