Parole di fiducia per i giovani che entrano nel mondo del lavoro

Un professionista avviato che confida anche le sue sconfitte è un buon antidoto contro lo scoraggiamento

Il mondo del lavoro è per i giovani un'incognita. Dovrebbe essere un nuovo orizzonte che si apre davanti, ricco di avventure in cui si cresce, si matura, sviluppando e applicando le conoscenze acquisite, facendo esperienza e imparando sempre. I media invece insistono sulle note dolenti della crisi e ripetono parole dolorose che seminano sfiducia: paura, incertezza, instabilità, disoccupazione, decrescita...E' tutta così la realtà? No, lo sappiamo dai dati statistici. Esistono molte attività economiche sane e vitali, sono disponibili posti di lavoro in diversi settori (però bisogna voler lavorare lì dove c'è l'offerta).
"Ce la farò?", "Sono all'altezza?", "Mi accetteranno?" sono le domande più o meno segrete che un giovane – ma anche un adulto collaudato – può macinare dentro di sé. Paura di sbagliare, paura di fallire, paura di...Molte paure, troppe. Paure che tutti hanno provato. Come se l'incertezza, l'errore, l'incapacità-di siano eccezioni inammissibili e temibili. Ma questo è immaginario, non realtà. Se allora un adulto, magari di successo, racconta che anche lui, nonostante esperienza e successo, incontra i suoi momenti no, difficoltà, calo di performance, fallimenti, allora la visione cambia, si torna con i piedi per terra.
"Rileggo quello che ho messo giù e penso: fa pena, Niccolò, fa veramente pena. Allora riscrivo una frase, oppure la sposto, le cambio un verbo, un aggettivo... finché, lentamente, dopo aver maledetto il mestiere di scrittore, mi sciolgo, sento che l'immaginazione comincia a funzionare, i pensieri diventano più fluidi e allora è come quando vai in bicicletta, quando rompi il fiato e senti che le gambe vanno, e chi più pedali e ci dai dentro, più corri". (F. Roncone, Scrivere è come andare in bicicletta, intervista allo scrittore Niccolò Ammaniti, Io Donna, 28.04.12).
Questa confidenza è bastata per guarire l'ansia di un giovane con aspirazioni professionali nella scrittura.
"L'intervista a Niccolò Ammanniti, pubblicata su Io Donna del 28 aprile, mi è piaciuta perché, rispondendo alle domande "tecniche" (dove trova le idee e come si organizza per scrivere un romanzo), mi è servita come antidoto contro l'ansia. Sì, perché sto seguendo un corso di scrittura creativa. Ho soltanto 21 anni, ma sogno da sempre di scrivere un libro. Mia madre, insegnante di italiano in un liceo classico, è la sola persona alla quale ho confidato questa mia aspirazione e che mi incoraggia. E se mi incoraggia lei, sento di potercela fare. Ma i dubbi come futuro scrittore si scontrano appunto contro l'ispirazione che non arriva, la sensazione che sia un mestiere dannato, la paura di non farcela. Dunque, grazie per avermi fatto conoscere le paure di uno che è già "grande". (Domenico Podotri, Io Donna, 12.05.12).
Incoraggiare e far prendere confidenza con i limiti umani comuni a tutti sono elementi indispensabili per l'orientamento professionale dei giovani e per sostenerli nel perseguire obiettivi realistici.

Marco Manica

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Venerdì, 20/10/2017

Ultimo aggiornamento03:21:24 AM

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