Meno importanza ai nostri giudizi

Cambiamo tutti in continuazione eppure sembra che i nostri giudizi non ne tengano conto

I nostri giudizi possono assomigliare a foto in bianco e nero un po' datate. In bianco e nero perché la nostra mente semplifica, elimina i colori e le sfumature che costituiscono multiformi realtà della persona.
Quella scena, quel momento, i personaggi ritratti in una certa posa, con un'espressione che rispecchia la situazione in cui si trovavano: nella nostra memoria resta quello, poco più o poco meno.
Se la foto è di un evento piacevole il giudizio verte al positivo, se è spiacevole il giudizio inclina al negativo.
Il fatto è che quel giudizio si riferisce solo a quello scatto di qualche tempo fa.
Cambiamo tutti in continuazione eppure sembra che i nostri giudizi non ne tengano conto, facciamo riferimento solo a quella foto stampata nella nostra memoria.
Le persone e le situazioni possono migliorare, oltre che peggiorare, ma la nostra mente è là, fissata su quella foto.
Ci rendiamo conto della parzialità e della limitatezza del nostro pensiero ma è molto difficile abbandonare le convinzioni che abbiamo consolidato dentro di noi.
Come uscirne? Con l'incontroavvicinarsi - e il dialogo. Aggiornare la nostra conoscenza degli eventi e delle persone, parlando e dialogando, ci fa ritornare alla realtà attuale e cancella ciò che di parziale e superficiale avevamo memorizzato.

Marco Manica

 

MB900440424Tutti abbiamo una propensione a definire bene ciò che a noi piace e a chiamare invece male ciò che non ci piace

Nelle sofferenze che gli altri ci provocano, non dobbiamo sistematicamente vedere della cattiva volontà da parte loro. Molti problemi di relazione fra le persone-che noi ci affrettiamo subito qualificare moralmente-spesso derivano semplicemente da difficoltà di comunicazione, da malintesi. A causa delle nostre diverse maniere di esprimerci e dei nostri filtri psicologici, a volte ci è difficile cogliere le vere intenzioni o motivazioni degli altri. (...) Si brandiscono considerazioni morali, quando in realtà non si tratta che di differenze psicologiche. Perché abbiamo tutti in noi una forte propensione a definire bene ciò che a noi piace ed è in linea con il nostro temperamento e a chiamare invece male ciò che a noi ripugna.
Quando non si fa attenzione a questo fatto, allora le nostre famiglie rischiano di diventare il luogo di una guerra permanente fra i difensori dell'ordine e quelli della libertà, fra i partigiani della puntualità e quelli di manica larga, fra i patiti della tranquillità e quelli dell'esuberanza, tra quelli che si alzano presto e quelli che vanno a letto tardi, fra i chiacchieroni e i taciturni e così via all'infinito.

È dunque necessario che ci educhiamo ad accettare gli altri come sono, a capire la loro sensibilità, i valori cui sono affezionati, valori che non sono i nostri, a distendere e ammorbidire il nostro cuore e i nostri pensieri a loro riguardo.

(J. Philippe, La libertà interiore, ed San Paolo, pp 61-62).

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Lunedì, 23/10/2017

Ultimo aggiornamento03:21:24 AM

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