Parlare dei figli come una ricchezza

Lasciare una traccia positiva con le nostre parole

Le parole hanno impatto sui nostri pensieri e lasciano traccia. Un accumulo di cattive notizie ascoltate dai media può creare un atteggiamento pessimista oppure l’indifferenza perché ci abituiamo a morti, scandali, guerre, disastri ambientali cosicché l’indifferenza diventa un’autodifesa nei confronti di realtà che ci fanno sentire impotenti.
Viceversa una parola gentile, di incoraggiamento, di apprezzamento per il lavoro svolto, ci ricarica, spinge a proseguire. Buone notizie favoriscono la serenità e l’ottimismo.

Stiamo vivendo una situazione economica difficile. L’indigenza riguarda maggiormente i nuclei con cinque o più componenti, quindi è possibile che si parli in famiglia dei figli prevalentemente come un costo e una spesa.
“La nascita di un figlio è appoggiata solo marginalmente da sostegni economici da parte della società (detrazioni, assegni familiari…). Una famiglia con tre figli ha il doppio di probabilità di essere povera rispetto a una famiglia con un solo figlio, e oltre il 40% delle famiglie con tre o più figli vive con redditi sotto la linea di povertà.

I figli sono, così, a carico pressoché esclusivo dei genitori e delle famiglie, mentre rimane molto scarso il sostegno pubblico per le nuove generazioni nonostante queste ultime siano la prima ed insostituibile risorsa di un Paese. Il nuovo capitale umano costituito dai più giovani va protetto e valorizzato con interventi che devono essere considerati investimenti, e non costi sociali o spese improduttive.

Si tratta di una vera e propria emergenza sociale, che in altre nazioni è stata affrontata tempestivamente e con lungimiranza; oggi la Francia spende il 2,5% del Pil per famiglia e minori, la Germania spende il 3,2%, mentre l’Italia presenta un misero 1,2%.” (Famiglia Oggi, N. 3/2010).

In famiglia come si parla di questa situazione? Facciamo attenzione al contenuto delle nostre conversazioni in casa perché con esse trasmettiamo messaggi che esprimono il valore che attribuiamo ai figli. Facciamo qualche esempio.
“Sai che i Rossi aspettano un altro figlio?”
“NO! Non dirmi…E come faranno adesso…Lavora solo lui e non mi sembra abbia un gran che di stipendio”.
“Marta, lo sai quanto ho speso per i libri di scuola dei ragazzi? E ogni anno è peggio…”
“Eh sì, i figli costano…”
“Bisogna mettere da parte i soldi per quando andrai all’università, con quello che costano adesso le rette…”
Con questo tipo di conversazione è probabile che i protagonisti confermeranno sempre più il loro pensiero nella convinzione principale che i figli rappresentino soprattutto un costo. Il valore personale e unico del figlio resterà più facilmente nel sottofondo. E i figli, come si sentiranno in un clima di famiglia in cui ascoltano conversazioni in cui i genitori spesso parlano di loro facendo riferimento a soldi, rette, problemi economici, conti da pagare?
Sicuramente non si può togliere nulla al peso economico della gestione famigliare. Tuttavia si può fare attenzione a orientare la conversazione anche sul bene grande ed esclusivo che costituisce ogni figlio.
Un desiderio grande. E’ naturale che marito e moglie desiderino diventare padre e madre. I figli costituiscono l’espressione vivente dell’amore dei genitori e il simbolo della continuità della famiglia, nella reciprocità del dono della vita lungo la catena generazionale.
Un dono. Il figlio è un dono ricevuto di valore inestimabile. Chi può stimare il bene che sarà quella persona per tutta la sua vita?
La ricchezza della persona. Con i suoi talenti, le conoscenze e le capacità che potrà acquisire, la capacità di amare che potrà apprendere nel tempo.
Unicità. Ogni persona è unica, non esistono sue copie. La sua storia è esclusiva, sebbene abbia similitudine con quella di altre persone.
Arricchimento delle relazioni. Il figlio è una relazione nuova con tutti e arricchisce le relazioni della famiglia.
Per la società. Il figlio è un investimento collettivo per il ricambio generazionale della popolazione, e in primo luogo come garanzia del ricambio della forza, lavoro; e poi anche l'espressione di un valore in sé, come riconoscimento che il bambino è una persona che ha la dignità umana (cfr Rapporto Cisf 2009 sulla famiglia in Italia).

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Lunedì, 23/10/2017

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