I figli

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La comunicazione con i figli inizia già nei mesi di gestazione. Imparare ad ascoltarli fin da piccoli e a dialogare con loro, mettendosi d’accordo mamma e papà sulle linee educative e sugli interventi da fare o da evitare con loro.

In questa sezione parliamo inoltre di scuola e di studio, di come aiutare i ragazzi nello studio a casa e come dialogare con i loro insegnanti. Altri argomenti ancora: amore e litigi tra fratelli, gli amici, le relazioni con “il ragazzo”-“la ragazza” dei figli.

 
 
 

«Perché devo fare quello che mi dici tu?», «perché tu sei la mia mamma?», «perché piove?», «dov’ero prima di nascere?». Chiunque abbia un figlio o abbia familiarità con i bambini conosce bene queste domande e tante altre simili. Sa anche quanto i più piccoli possano essere insistenti nel pretendere risposte convincenti e non approssimative.

Due filosofi hanno inaugurato un forum, «Help! My child is a philosopher» (http://www.mychildisaphilosopher.com/index.htm), destinato a genitori, nonni e insegnanti interessati a coltivare l’animo filosofico e le capacità analitiche dei bambini. Katarzyna de Lazari-Radek insegna etica e filosofia all’università polacca di Lodz e ha due figli. Peter Singer insegna bioetica a Princeton, ha tre figlie e tre nipoti. Insieme hanno dato vita a questo spazio virtuale filosofico, con lo scopo di scambiare racconti e di imparare dalle esperienze altrui, di confrontare i dilemmi sollevati dai più piccoli e, soprattutto, di incentivare la loro sterminata curiosità.

Ascoltare le domande dei bambini ci rivela la straordinarietà delle loro menti e spesso ci rivela anche la nostra inadeguatezza. Un po’ perché siamo abituati a dare molte cose per scontate, un po’ perché alcune domande sono molto complicate. 

«Che cosa è questo? Perché non funziona più?» e tanti altri interrogativi pongono agli adulti sfide a volte impossibili. Alcune di queste domande ci interrogano  su come è fatto il mondo, altre ci chiedono di sciogliere dilemmi morali o esistenziali. 

Uno degli allarmi che arriva da insegnanti e presidi riguarda la capacità di lettura degli studenti delle scuole superiori spesso compromessa da un’ abitudine a una comunicazione veloce, per immagini. Ragazzi che non sanno più  ascoltare, leggere, scrivere ma anche parlare in modo corretto, dotati di un vocabolario ridotto e strutture sintattiche elementari. "È un problema segnalato da molti, non soltanto insegnanti e non soltanto in Italia - dice Duccio Demetrio, docente di filosofia dell'educazione all'Università Bicocca di Milano -. La deconcentrazione continua è una vera patologia: i ragazzi sono sottoposti a ripetuti attraversamenti di altri linguaggi". (Cristina Taglietti, Spegnete sms e tablet, Corriere della Sera-la lettura, 23. 09. 2012).

I bambini imparano in fretta, anche le parolacce, spesso proprio dagli adulti che le vietano. Il buon esempio è sempre il miglior educatore: i genitori possono esigere un linguaggio rispettoso solo se loro per primi lo usano.
Per impedire alla TV di prende il sopravvento sulla famiglia e sulla scuola, occorre la mediazione degli adulti che fanno riflettere i più giovani sul potere degradante e di offesa contenuto nelle parolacce. Vanno smascherate, agli occhi dei figli, volgarità, offese e umiliazioni che i personaggi della TV a volte si scambiano a vicenda come se fosse del tutto normale. Se l'adulto non fa commenti, un po' alla volta i ragazzi accettano come normale un comportamento che non lo è.
Furbizia, inoltre. Discernere quando e come intervenire, perché il bambino prova gusto a dire le parolacce proprio per le reazioni degli adulti e per la soddisfazione di opporsi ai divieti dei grandi. Quindi troppe attenzioni alle parolacce possono ottenere l'effetto contrario, cioè rinforzare l'abitudine del bambino che sa così di diventare il centro dell'attenzione degli altri. Meglio in certi casi usare l'ironia e l'umorismo, mostrando con una battuta come si rivela povero e debole chi usa un linguaggio offensivo.
Dewey sosteneva che "educare significa arricchire le cose di significato". E – possiamo aggiungere - svuotare di senso quelle che dissacrano, umiliano, involgariscono senza apportare valore e contenuto alcuno all'arricchimento del dialogo umano.

Marco Manica

Fonte: M. Rita Parsi, Oggi, 10.04.13

Leggere un libro richiede tempo e energie mentali, è opportuno investirle bene. Inoltre la lettura ci mette in contatto con una persona, l'autore, che trasmette le sue idee, i valori in cui crede. Queste pagine mi offrono qualcosa di positivo? E' la domanda che è opportuno porsi prima di iniziare la lettura di un libro. Dove trovare la risposta? Di recensioni ne troviamo in abbondanza, ma è meglio chiedere consiglio a un amico che se ne intenda. Tanto più se il lettore è un giovane. Consigliargli un buon libro e poi accompagnarlo nella lettura può essere l'inizio di una buona abitudine, inoltre lo si difende da delusioni e perdite di tempo.
"Ho 16 anni - commenta un ragazzo sconsolato su un sito Web di recensioni - e ho letto questo libro dalla prima pagina all'ultima, fidandomi delle recensioni che lo dichiaravano ottimo. Non lo è. Mi piace leggere e di solito finisco tutti i romanzi che comincio, e solo per la mia decisione di non arrendermi mai ho finito anche questo, ma avrei fatto molto meglio a fermarmi prima". Un lettore come questo va incoraggiato a non mettere in gioco l'autostima quando si tratta di finire un libro oppure no, se non altro perché più libri brutti finisci, meno tempo avrai per quelli belli". (T. Parks, Essere sazi a metà libro, Il Sole 24 Ore, 22. 04. 12).

Marco Manica

Vogliamo «aiutare mamma e papà nel loro compito di seguire i bambini a 360 gradi - spiega Marcello Giovannini, presidente di Milanopediatria, il congresso biennale ospitato nel capoluogo lombardo -. Non solo sotto il profilo sanitario ma anche intellettivo e comportamentale».
Ecco alcuni dei consigli offerti dai pediatri.

1. Favorire la socializzazione con gli altri bambini e momenti di svago all'aria aperta. Stimolarli a uscire di casa e a giocare in gruppo. Aiutarli a scoprire e ad ammirare la natura, a osservare le caratteristiche paesaggistiche della zona in cui vivono.

2. Incoraggiare i bambini ogni giorno a commentare le esperienze o i fatti accaduti. La tavola, per esempio, può diventare una sede di ritrovo di tutta la famiglia, con la TV spenta. No alle interviste e alle domande insistenti - "che cosa hai fatto? Che cosa è successo..." -. Lasciare respiro e libertà. Invitare il bambino a raccontare le attività svolte all'asilo o a scuola, i suoi rapporti con gli amici. Con i più grandi si può parlare – se sono interessati - anche di salute, attualità, sport, spettacoli, moda.

3. Dedicare tempo al gioco e stabilire regole condivise con il bambino. Il gioco può essere considerato a tutte le età «nutrimento per la mente». Non è importante vincere né raggiungere un determinato obiettivo, quanto favorire la creatività e la libera espressione di pensieri, iniziative e movimenti. Giochi di tipo diverso che attivino sia memoria e abilità che l'abilità costruttiva, scoprendo per esempio materiali nuovi. Il gioco, inoltre, impone delle regole che devono essere preventivamente conosciute da tutti i partecipanti.

4. Aiutare il bambino a esprimere i propri sentimenti e ad accettare le eventuali frustrazioni. Sentimenti repressi o non manifestati per timore che vengano giudicati dai genitori come segnali di debolezza favoriscono nei bambini timidezza, insicurezza e ansia. Inoltre possono insinuare conflitti, desiderio di primeggiare, spirito di agonismo e scarsa tolleranza nei confronti delle proprie fragilità e di quelle altrui. Il consiglio è di «abituare il bambino a esaminare le proprie reazioni di comportamento e a riflettere sui tratti più spinosi del proprio carattere, stimolando il senso di autocritica e un'obiettività di giudizio nei confronti degli altri e delle vicende quotidiane.

5. Evitare metodi di punizione drastici, ma intervenire valorizzando sempre le qualità positive per accrescere l'autostima. I bambini sono molto recettivi: un clima di costante minaccia quale deterrente ai loro comportamenti meno graditi o il ricorso a sistemi coercitivi da un lato favoriscono l'insicurezza e dall'altro alimentano l'aggressività. Il bambino, indipendentemente dall'età, deve trovare nell'adulto comprensione e rassicurazione. Va responsabilizzato in proporzione alle sue capacità di affrontare un determinato impegno. E' importante che i genitori trasmettano modelli comportamentali corretti, aiutando il bambino a ottimizzare le proprie inclinazioni naturali e a impegnarsi al meglio anche nelle attività per le quali si sente meno portato.

Marco Manica

(Fonte: Bambini, istruzioni per l'uso. Il decalogo per i genitori, Corriere della sera Salute, 16.11.12)

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Sabato, 23/09/2017

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