Vuoi che tuo figlio non gridi quando fa i capricci? Parlagli con calma e con un volume di voce normale, esprimendo il tuo disaccordo con il suo comportamento e chiedendogli di dire quello che sente, senza gridare. Se lo rimproveri alzando la voce peggiori la situazione.

Non si può chiedere a un bambino di fare qualcosa che i genitori non fanno. L’educazione è efficace quando i genitori sono coerenti e cercano di vivere per primi quello che chiedono ai figli.

Tutti i bambini cercano delle scuse per giustificare il loro comportamento sbagliato o gli errori. “Non è colpa mia!”, è la reazione comune quando il bambino ha combinato un guaio. “L’ho picchiato perché mi ha  preso a calci", “Non ho fatto i compiti perché il maestro ha spiegato male la lezione".

Cerchiamo di affrontare il problema in modo positivo. Non discutiamo con il bambino quando insiste che non è colpa sua, altrimenti ci perdiamo in lotte di potere. Rispondiamo con calma e diciamogli che le sue scuse per giustificare il suo comportamento non significano che egli non sia per nulla responsabile.

di Andrea Lugoboni

Basta scrivere Massimo Recalcati su Google e si ritrovano migliaia di risultati. Recalcati è uno psicoanalista molto conosciuto e insegna all’università di Pavia. I suoi libri? Decine e alcuni di successo. Ecco il racconto di un episodio decisivo della sua vita (Repubblica 20/09/2013).

«Da ragazzo frequentavo alla fine degli anni Settanta le aule disadorne di un Istituto agrario specializzato in coltivazione di serre calde situato nell'estrema periferia di Milano. Alcuni dei miei compagni finirono sperduti in India, altri costeggiarono pericolosamente il terrorismo, altri ancora sono stati ammazzati dalla droga. Eravamo in quell'Istituto un manipolo di cause perse. Cosa mi salvò se non un'ora di lezione, se non una giovane professoressa di lettere di nome Giulia Terzaghi che entrò in aula stretta in un tailleur grigio rigorosissimo parlandoci di poeti con una passione a noi sconosciuta? Cosa mi salvò se non un'ora di lezione? Se non quella passione sconosciuta che Giulia sapeva incarnare?».

Recalcati non è debitore al Giulia Terzaghi della sua fama, dei suoi soldi, dei suoi libri. O meglio, non solo. Le è debitore per aver acceso in lui un desiderio, un amore, che lo hanno portato ad amare i libri, a studiare con amore, e rendere la sua vita più bella. Non dovrebbe essere forse questo il compito dell’insegnante?

Spesso si sente parlare di un fossato che divide studenti e professori. Ancora più spesso (e giustamente) si sente parlare di quanto i professori delle medie e del liceo siano poco pagati e trascurati. Di quanto il rapporto professori e genitori sia difficile. Di quanto la scuola italiana intera sia in crisi. Ma non è diventando amici dei propri alunni, né rendendo la matematica o la geometria più semplici che si riempie il fossato. Non è usando i tablet, né parlando necessariamente di internet e Facebook in classe. I greci avevano una parola per quella particolare forza, che traina verso la verità, verso la bellezza: Eros. È solo accendendo una scintilla erotica dentro i ragazzi che si può pensare che questi siano incoraggiati a studiare.

Fonti: Massimo Recalcati, Maestro riluttante. Cari professori non fate gli psicologi, in Repubblica 20/9/2013.

Andrea Bajani, Insegnare la vita in un fagiolo, la scuola deve stupire i ragazzi, in La lettura inserto domenicale del Corriere della sera, 01/06/2014.

“Adesso non mi va”, e rimandiamo a dopo, a domani. I figli ci vedono e copiano: lo studio può attendere, “aspetta, ancora un po’ di gioco, poi faccio i compiti…ma per domani non ho niente!..”.

Rimandiamo soprattutto gli impegni che non ci piacciono. Ma non lasciamo vuoto il tempo, lo riempiamo con altre azioni che non servono o che potrebbero aspettare domani o la prossima settimana. Alla fine della giornata ci ritroviamo un po’ insoddisfatti perché abbiamo fatto molte cose, ma non quelle che servivano. “Chiunque può svolgere qualsiasi quantità di lavoro, a patto che non sia il lavoro che dovrebbe fare in quel momento”, scriveva Robert Benchley, in un articolo del 1930 pubblicato nel Chicago Tribune.

Quante volte, nelle sere d’estate, la mamma si arrabbiava con noi perché era ora di cena,  bisognava tornare a casa, e come al solito eravamo in ritardo…E noi ancora lì, anche se faceva quasi buio, con i pantaloni sporchi, tutti sudati a giocare a calcio, a nascondino, o ai soldati. Quei divertimenti erano troppo belli e ci facevano dimenticare la fame. Se qualcuno ci avesse detto che queigiochi avrebbero aiutato molto la nostra intelligenza creativa e avrebbero fatto sentire i loro benefici influssi nell’adolescenza, non lo avremmo certo ascoltato.

Sabato, 21/10/2017

Ultimo aggiornamento03:21:24 AM

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