Insegnare ai bambini la sincerità

Aiutare i bambini ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Nelle situazioni più semplici, guidarli alla visione corretta della realtà e alla sincerità sul loro comportamento.

Giorgio – quattro anni - corre per casa inseguendo il cane. Bagno, corridoio, virata a destra verso il soggiorno dove Birba – il cane – azzanna la palla di gomma lasciata per terra. Prosegue l’inseguimento fino in cucina, Giorgio si lancia su Birba per prendergli la palla, dà una gomitata a un piatto appoggiato sul tavolo, lo fa cadere a terra e il piatto si rompe.

 La mamma arriva richiamata dal rumore e guarda Giorgio negli occhi. Lui, un po’ imbarazzato: “…il piatto si è rotto…”.
“Giorgio – dice la mamma -, mi sembra più corretto dire che tu hai rotto il piatto, che ne pensi?...”, “…sì, io ho rotto il piatto…”, conclude il bambino sorridendo.
“Generalmente i bambini si assumono di buon grado la responsabilità delle loro azioni positive. “Ho mangiato tre cucchiaiate di fagioli. Posso avere il dessert adesso?”. “Sono il più veloce di tutti a correre”. “Ho disegnato una bella faccia sorridente durante l’ora di pittura”. Sono tutte affermazioni di assunzione di responsabilità per azioni positive.
Invece i bambini non sono così pronti ad assumersi la responsabilità per azioni che non sono tanto nobili”. (G. Chapman e J. Thomas, I 5 linguaggi del perdono, p. 187, Elledici, 2008).
E’ bene guidare i figli fin da piccoli a riconoscere la loro responsabilità anche nelle loro azioni che provocano qualcosa di negativo o un danno.
Anche noi adulti cerchiamo di dissimulare i nostri errori manipolando la realtà con frasi di comodo che “aggiustano” i fatti a nostro favore.
“Scusa il ritardo, ma c’era un traffico impossibile”, mentre la realtà è che, sì il traffico c’era, come sempre, ma io sono uscito di casa in ritardo. “Oggi non ho potuto prendere il pane perché il negozio era chiuso”, mentre la verità è che quel giorno della settimana il panificio è aperto solo la mattina e io sono andato il pomeriggio.
E’ ovvio che se vogliamo educare i bambini alla sincerità, noi adulti per primi dobbiamo esercitarla, rinunciando a dissimulare o coprire davanti a loro i nostri errori e le dimenticanze. Guadagneremo punti nei loro confronti. Chi ha detto che un genitore non deve sbagliare mai davanti al figlio, deve presentarsi come infallibile? Sarebbe un modello irreale e irraggiungibile che non servirebbe.
“Un modo per aiutare i bambini a imparare ad assumersi la responsabilità delle loro azioni non molto positive consiste nell’invitarli a riformulare le loro affermazioni, cominciando con la parola «io». Andy aveva lasciato la porta aperta e un gatto randagio era entrato in casa. Quando sua madre gli domandò: «Com'è entrato in casa quel gatto?», Andy rispose: «Si è trovato qui. Penso che sia sceso dal camino».
«Riproviamo», disse sua madre. «Ripeti questa frase: "Io ho aperto la porta e il gatto è entrato in casa"». Andy guardò sua madre e sorrise.
«Riprovaci», disse sua madre. «Ripeti dopo di me: "Io ho aperto la porta e il gatto è entrato in casa"».
«Ho aperto la porta e il gatto è entrato in casa», ripeté Andy. «E chi non ha chiuso la porta?», continuò sua madre.
«Il gatto non ha chiuso la porta», disse Andy ridendo.
«E’ vero», disse la sua mamma. «Ma chi è stato davvero a non chiudere la porta?»
«lo non ho chiuso la porta», rispose Andy.
«Sì», disse sua madre. «Quando cominciamo le frasi con "io", ci mostriamo responsabili delle nostre azioni. Adesso aiutami a far uscire di casa quel gatto. Io prendo un po' di latte, tu apri la porta e forse il gatto ci seguirà fuori».
La mamma insegna così ad Andy ad assumersi la responsabilità delle sue azioni”. (G. Chapman e J. Thomas, I 5 linguaggi del perdono, p. 187-188, Elledici, 2008).


 

Additional Info

  • Sottotitolo: Il piatto si è rotto… Ho rotto il piatto

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Mercoledì, 18/10/2017

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