Che cosa voglio ottenere con quello che sto per dire?

Ci accorgiamo di aver sbagliato solo dopo aver terminato la frase. In un momento di nervosismo o di stanchezza sbottiamo e diciamo più di quello che avremmo dovuto e voluto. Non c’è tempo per riflettere prima di parlare. Meglio, non ci alleniamo a farlo abitualmente. Ed ecco che salta fuori la frasaccia che lascia il segno, la ferita nell’altro. Dopo occorre un bel po’ di tempo per medicare, anche perché la situazione che abbiamo prodotto richiede l’umiltà di chiedere scusa e la vittoria sull’orgoglio che ci suggerisce di chiuderci in noi stressi.

Che cosa desideriamo ottenere da una nostra comunicazione? Informare? Convincere? Suggerire? Minacciare? Difenderci? Da quello che ci proponiamo discende il tipo di comunicazione che possiamo utilizzare.
Prendiamo l’esempio di prima. Voglio lamentarmi perché non trovo mai al loro posto i miei indumenti puliti, ma una volta in un cassetto, un’altra in un armadio o in uno scaffale della stireria. Lo sappiamo che è una disfunzione cronica che ci fa irritare. Forse questa irritazione non viene fuori un po’ alla volta, dosata opportunamente, comunicata ai primi episodi, quando è ancora gestibile. Incassiamo e mandiamo giù il malcontento. Ma non è salutare. Non significa che occorra per una buona comunicazione dire sempre tutto a tutti e in ogni momento e per ogni emozione spiacevole che proviamo. Però aprire il rubinetto del malcontento ogni tanto in modo misurato è espressione di una comunicazione sana, ovviamente tra persone che si comprendono e che hanno una relazione di amicizia o affettiva che consenta il tutto.
Quindi esporre una richiesta (più che lamentarsi). Ecco qua l’obiettivo . “Senti, cara, lo so che ne abbiamo parlato più volte, ma torno a dirlo. Mi secca molto non trovare i calzini al loro posto e andare in cerca delle mie camicie una volta in un cassetto, un’altra nel comò. Mi puoi venire incontro?”. Oppure il fine può essere quello di informare. “Sai che Giulia oggi ha preso 8 in matematica?”. Informazione corretta. Diversa da: “Oggi Giulia è contenta perché le è andata bene a scuola, beh in questi giorni ha studiato” frase che contiene giudizi e considerazioni personali che non hanno a che vedere direttamente con l’oggetto dell’informazione; e che inoltre non forniscono l’informazione centrale.
Oppure lodare. “Mi è piaciuta molto questa cenetta, sei proprio brava; sai che il timballo era veramente squisito”.

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  • Sottotitolo: E’ importante conoscere dove voglio arrivare, che cosa desidero ottenere con una comunicazione. Per essere più efficace

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Domenica, 17/12/2017

Ultimo aggiornamento03:21:24 AM

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