La nostra percezione degli eventi

“La mia percezione non è l’unica, non è la più completa, non è la più corretta. Posso essere certo di ciò che sperimento con i sensi e delle emozioni di cui sono consapevole. Tutto il resto è ipotesi da sottoporre a verifica.” (Maria Menditto, Comunicazione e relazione, Erickson, 2008, p. 22).

La realtà nella quale viviamo e ci muoviamo è uno stimolo per la comunicazione. Come la vedo io, come la vedono gli altri? “Tu, come la vedi?”, si dice all’amico per conoscere il suo parere su una questione che gli abbiamo esposto. E’ un modo saggio di procedere, è una domanda che comunica la disponibilità a modificare il proprio punto di vista: non mi ritengo il detentore di un’osservazione impeccabile.
“Ma no, dammi retta, le cose stanno come dico io…!” è la posizione invece di chi è arcisicuro della sua diagnosi che neppure l’evidenza dei fatti a volte può scalfire.

Il lettore di un libro scorre con gli occhi le righe e legge, memorizza, giudica, apprezza o meno il contenuto; un secondo lettore potrà leggere lo stesso testo e notare particolari che il primo lettore non ha considerato o perché gli sono sfuggiti o perché li ha ritenuti irrilevanti. Entrambi i lettori inoltre non possono rendersi conto – a meno che non siano persone del mestiere – del lavoro che ha richiesto l’elaborazione e la stesura di quel testo, le fonti cui ha attinto l’autore, l’originalità o meno delle informazioni contenute. In modo analogo accade nei confronti della realtà: ognuno ne dà una sua lettura perché ognuno la percepisce dal suo punto di vista, che varia a seconda che si trovi al centro di una piazza, su un lato, oppure in cima alla torre. Inoltre ognuno, nella lettura della realtà, porta la propria storia, le esperienze vissute, le conoscenze acquisite che influiscono sulla percezione e il giudizio, sia facilitando l’avvicinamento alla realtà, sia discostandosene. La comunicazione mi permette di “sottoporre a verifica” tutto ciò di cui non sono sicuro e che ipotizzo solamente. Lui a lei: “Mi sembra che Carlo (il figlio) non vada molto d’accordo con l’insegnante di matematica. L’altro giorno mi raccontava di una discussione che ha avuto con lui per un fatterello accaduto in classe, e non mi sembra che sia la prima volta che accade qualcosa del genere…”. Lei: “Ma guarda che Carlo è anche piuttosto permaloso. Mi ha raccontato che cosa è accaduto. Il professore ha fatto un battuta innocua su Carlo e lui se l’è presa. Poi sai, quando vado a parlare con l’insegnante mi riferisce sempre buone notizie su Carlo e del resto i risultati si vedono”. Il dialogo favorisce la conoscenza veritiera della realtà e contribuisce a a correggere le distorsioni, le alterazioni, le esagerazioni che il nostro pensiero e le nostre percezioni possono generare.
 

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  • Sottotitolo: La comunicazione mi permette di “sottoporre a verifica” tutto ciò di cui non sono sicuro

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Domenica, 17/12/2017

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