Per conoscere meglio i figli, ascoltarli ogni giorno

Il tempo che dedichiamo ai figli ci deve servire per conoscerli sempre meglio: se li vogliamo amare, li dobbiamo prima conoscere, perché non si ama ciò che non si conosce; non è facile, perché a differenza delle cose, le persone sono in continua evoluzione. Più che un adulto, il bambino/ragazzo non è mai lo stesso del giorno prima, soprattutto oggi che è sottoposto a una quantità enorme di stimoli. Per conoscere nostro figlio bisogna ascoltarlo ogni giorno. Per ascoltarlo veramente, dobbiamo liberare la nostra mente da tutte le altre incombenze, almeno per qualche minuto.

“Adesso ci siamo solo tu ed io!” è il messaggio che deve trasmettere un papà, più con l’atteggiamento che con le parole, a suo figlio, a sua figlia, anche quando sono piccoli. Papà, attiva la fantasia per trovare le occasioni per stare da solo con tuo figlio, specie quando diventa più grande. Impara ad “ascoltare anche con gli occhi”. Un mio amico lo faceva quando il figlio giocava a scacchi con lui. Cercava di raccogliere i messaggi che il figlio gli inviava attraverso i particolari del viso – gli occhi soprattutto, mai uguali a se stessi - e gli atteggiamenti che assumeva, senza tralasciare di ascoltare ciò che gli  diceva durante il gioco. Non è forse vero che le rivelazioni più intime da parte dei nostri figli le abbiamo avute proprio in questi momenti di “rilassata concentrazione”? Ognuno può scoprire i suoi modi: lo può fare quando accompagna il figlio a scuola, a giocare a calcio, o facendo un giro in bici con lui. Bisogna metterlo in programma; come non s’improvvisa sul lavoro, così non si può lasciare al caso l’arte di ascoltare; prima di tutto occorre “voler ascoltare”, quindi riservare dei momenti dedicati all’ascolto.

 

L’alleanza dei genitori con gli altri educatori

Talvolta possiamo essere tentati, vedendo l’aria che tira, di rinchiuderci a riccio all’interno della nostra famiglia, ma non funziona. E’ molto più efficace cercare delle alleanze con le altre agenzie educative, cioè le famiglie con cui veniamo in contatto, la scuola, lo sport e l’associazionismo educativo in genere. Il concetto di alleanza sottintende che, nonostante le inevitabili diversità di opinione, si possano trovare i modi per andare nella stessa direzione con spirito collaborativo per il bene dei ragazzi, purché ovviamente, almeno i genitori, abbiano tracciato una “rotta educativa” per i loro figli.

Michael Dall’Agnello

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  • Sottotitolo: Perché i ragazzi cambiano rapidamente, soprattutto oggi che sono sottoposti a una quantità enorme di stimoli

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Venerdì, 20/10/2017

Ultimo aggiornamento03:21:24 AM

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