Aprirci agli altri e farci conoscere cosí come siamo (ma non è facile…)

Facilitiamo la conoscenza reciproca e incoraggiamo gli altri ad aprirsi, quando noi per primi riveliamo il nostro pensiero con frasi che iniziano con il pronome IO. Riveliamo i nostri sentimenti, i desideri, le aspettative, le convinzioni. Quanto più ci apriamo all’altro tanto più ci avviciniamo a lui. E’ vero che questa dinamica ci rende vulnerabili perché corriamo il rischio di essere giudicati male o di essere rifiutati o tenuti a distanza proprio per ciò che abbiamo raccontato.

D’altro canto, senza un’apertura – che tuttavia deve essere progressiva, altrimenti risulterebbe strana e stonata – non si può creare un legame autentico perché la comunicazione resterebbe superficiale. Il dialogo profondo, di auto apertura da entrambe le parti, è determinante per l’avvicinamento reciproco e la costruzione di un legame forte con le persone con cui desideriamo maturare un’amicizia. Molte sofferenze in famiglia, tra persone che si vogliono bene, dipendono dal fatto che il desiderio di un legame reciproco più intenso è frustrato dalla mancanza di una comunicazione profonda che parte da un’apertura fiduciosa di sé all’altro.

Scrive Lazarus:
Se venite accettati per come gli altri pensano che siate, invece che per come siete davvero, vi sentirete falsi e insicuri. Conviene costruire la fiducia e l'intimità esprimendo selettivamente i vostri sentimenti autentici. [...] Essere amati per chi e per cosa siete (comprese le vostre pecche e i vostri limiti), invece che per qualche immagine creata da voi, è la strada verso la realizzazione personale e interpersonale. (Lazarus, 1998).

I «messaggi io» lasciano libero l’interlocutore di esprimersi o meno, di proseguire la conversazione su quello che abbiamo detto oppure cambiare discorso.
Pensiamo alla differenza di effetto di queste tre frasi:

  1. Perché non andiamo mai fuori insieme?
  2. Ti va di fare una passeggiata in città?
  3. Mi rilasso molto quando passeggio con te per la città. Guardare insieme le vetrine, commentare quello che vediamo, stare in mezzo alla gente. Fermarci in un bar a chiacchierare a ruota libera. E magari è quello il momento buono in cui vengono fuori certi discorsi che non abbiamo mai il tempo di fare…

La prima è una lamentela generica che esagera il fenomeno (in realtà ogni tanto usciamo insieme), ma non esprime le motivazioni e i desideri di chi parla. Suona anche come accusa: io vorrei uscire con te, in realtà non usciamo perché tu non sei disponibile, infatti chiedo a te il perché.

Nella seconda si rivolge una domanda. L’altro può rispondere sì o no, poiché è una domanda chiusa, che non dà luogo a una risposta più estesa. Anche in questo caso chi parla chiede la volontà o meno dell’altro, ma non esprime apertamente i propri bisogni e le proprie intenzioni.

Nella terza, finalmente, abbiamo l’esempio di un’apertura completa. Il pensiero e i desideri di chi parla sono espressi chiaramente. E’ il modo migliore per facilitare la conoscenza e la comprensione reciproca.

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  • Sottotitolo: Per favorire la conoscenza reciproca e la costruzione di legami forti

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Mercoledì, 18/10/2017

Ultimo aggiornamento03:21:24 AM

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