“Alzi la mano chi in casa possiede 4 o più televisori”

Circa dieci anni fa sono andato a un convegno a Milano, ospitato nella sede si un prestigioso istituto di credito, sul tema della televisione. All’epoca ero preside di scuola media e ho deciso di accompagnare una classe di terza, in tutto 22 alunni. La presentatrice, nota soubrette televisiva, volle fare una veloce indagine statistica sul numero di schermi tv presenti nelle case degli studenti, circa 400 alunni di varie scuole di Milano e provincia, sia statali che paritarie. Cominciò a chiedere: “Alzi la mano chi in casa possiede 4 o più televisori”. Si alzarono un po’ di mani; si scese a 3: le mani alzate erano una maggioranza (si interpretò che uno dei 3 schermisi trovava nel soggiorno, uno in cucina e uno in camera da letto dei genitori o dello studente; con due televisori in casa le mani alzate erano solo qualche decina; con un solo tv, più o meno lo stesso. A questo punto la presentatrice volle sapere se, per caso, vi fosse qualcuno dei presenti senza nemmeno un televisore: con sorpresa di tutti, anche mia, alzò la mano Andrea, un ragazzo della mia classe, seduto al mio fianco: l’unico di tutta la platea.

Considerato il clamore suscitato dalla scoperta, Andrea fu subito invitato a recarsi sul palco a rispondere ad alcune domande, tipo: “Ma come ti senti nei confronti dei tuoi coetanei? Ti senti escluso quando si parla di un programma che quasi tutti vedono?”, ecc. il ragazzo rispose con molta naturalezza  dichiarando che fin da piccolo lui e i suoi due fratelli erano stati abituati così dai genitori e che non avvertiva particolari complessi nei confronti dei coetanei; che qualche volta i genitori concedevano strappi alla regola permettendogli di andare a vedere qualche programma interessante presso cugini o altri amici; che in casa i passatempi preferiti erano la lettura (anche di fumetti) e vari hobby condivisi coi genitori: collezionismo, dama, scacchi, battaglia navale, giochi di enigmistica. Andrea, con la sua tranquilla sicurezza, si guadagnò l’ammirazione della soubrette che lo congedò con un bel bacio e ritornò a sedersi guardato dagli altri come una autentica “bestia rara”.

Racconto questo episodio perché quanto descritto può essere applicato anche a personal computer, tablet o altro: senza demonizzarne la presenza, un uso intelligente dipende in gran parte dalle abitudini che si fanno acquisire ai figli fin da piccoli. Se ci si trova invece a dover affrontare problematiche che rasentano una dipendenza quasi patologica, occorre provare con una cura “strong” eliminandone completamente la “visibilità” da ogni angolo della casa per almeno un mese e osservare sistematicamente cosa succede: ma non passivamente, perché la situazione non degeneri in uno stato continuo di guerra o guerriglia: occorre fare un piano sul quale mamma e papà sono assolutamente d’accordo e decisi a non cedere, però offrendo valide alternative: quali? Non si possono dare regole generali, dipende dalla conoscenza dei gusti e degli interessi che i genitori possiedono dei loro figli.

Tra i vantaggi di un uso assai limitato della televisione, oltre a quelli di tipo economico (fino a non pagare il canone per programmi insulsi o negativi e diseducativi) ci sono quelli del tempo a disposizione, dello spazio che si apre alla fantasia e alla socialità, alla condivisione del gioco, al rapporto con i genitori e i fratelli, senza le tipiche conflittualità sul programma da vedere o sul videogioco da applicare al computer. L’abitudine all’ascolto di buona musica e alla manualità (costruzioni, lavori in giardino, bonsai, ecc) sono ottime alternative. Certo, la televisione è comoda quando si vuole restare in pace e le si fa svolgere il ruolo di baby sitter: ma siamo sicuri che sia il modo migliore di organizzare il tempo libero dei figli e il nostro?

Suggerisco per riflettere su queste problematiche di ripescare, tra i film degli anni Sessanta, il bellissimo “Fahrenheit 452” tratto dal romanzo di “fantascienza sociologica” di Ray Bradbury: alla fine, gli “uomini-libro” che imparano a memoria le opere dell’umanità (i libri venivano bruciati perché “sovversivi” e causa di infelicità) restano i veri “uomini liberi”.

Paolo Quintarelli

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  • Sottotitolo: Tv, personal computer, tablet: no demonizzarne la presenza, ma insegnare un uso intelligente fin da piccoli

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Sabato, 16/12/2017

Ultimo aggiornamento03:21:24 AM

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