Sesso, sangue, soldi: troppo interesse per questi soggetti nel mondo della stampa

Alcuni amici, affermati giornalisti, mi confidavano che "la notizia" per essere tale deve toccare una delle tre S - Sesso, Sangue, Soldi -, altrimenti non viene nemmeno presa in considerazione dai vari uffici stampa. Una di loro, che lavora per un quotidiano nazionale, addirittura affermava che un tragico evento è come una benedizione dal cielo per i giornalisti.

Chi fa questo mestiere vive le tre esse come fossero una vera e propria patologia, "la sindrome delle tre esse".

Nessuno di loro osa proporre ai loro capi redattori una "Notizia" che mostri dei connotati diversi e che infonda speranza anziché la solita ed infinita tristezza.

Tutti sembrano ormai contaminati e fertilizzati irrimediabilmente da questa logica perversa e forse nemmeno credono che ci siano più buone notizie in giro, non osano nemmeno riconoscere l'esistenza di best pratics, di esempi edificanti.

Ti rispondono che se non racconti questo genere di cose, la gente non si rende conto che il bene esiste e perciò “occorre raccontare il male per far capire che il bene c'è”.

I loro pezzi tendono soltanto a commuovere la gente quando dicono che su via della conciliazione ai lati della strada, sotto i portici, ci sono tanti clochard che dormono avvolti nei cartoni, nonostante la maestosità della cupola di San Pietro sia lì a due passi, volendo dire con questo ben altro. Altro che commozione....

Ma nessuno di loro, oltre a tirar fuori i numeri dei poveri che aumentano ogni anno, oserebbe mai raccontare se ci sono buone idee o belle iniziative che combattono e riducono la povertà.

In questo modo sono certi che non raggiungerebbero i numeri di ascolto più significativi per i quali hanno venduto l'anima.

Miei cari amici, se volete vi posso raccontare e lo farò senz'altro dal prossimo post, un'infinità di iniziative più o meno creative che ciascuno di noi può mettere in pista per aiutare concretamente coloro che sono agli ultimi posti, nelle periferie di papa Francesco che ci esorta a non piegarci mai e a combattere queste cattive abitudini.

"Se non potete sradicare le idee cattive o curare come vorreste mali antichi, non lasciate per questo la comunità in cui vivete. Non abbandonate la nave nella tempesta perché non potete dirigere i venti. Non cercate di imporre con arroganza le idee che ritenete giuste a chi ha una posizione diversa dalla vostra. Influenzate indirettamente le scelte e le azioni degli altri. Affrontate le situazioni con tatto, così anche se non riuscirete a volgerle completamente al bene, almeno limiterete il male. E' infatti impossibile rendere le istituzioni buone se non rendendo buone tutte le persone: e questo non mi aspetto di vederlo realizzato per molto tempo avvenire". (Thomas More (1478 – 1535), Lord Cancelliere d'Inghilterra durante il regno di Enrico VIII). 

Pierluigi Bartolomei

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  • Sottotitolo: Sembra che per alcuni giornalisti “occorra raccontare il male per far capire che il bene c'è”

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Domenica, 17/12/2017

Ultimo aggiornamento03:21:24 AM

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