Parole e gesti di attenzione per un amico malato

"Che cosa dico? Come mi comporto con questo amico malato?". Ci possiamo trovare in imbarazzo, a disagio quando affrontiamo il contatto con un familiare o un amico colpiti da una malattia grave. E' anche vero che la difficoltà può apparirci superiore alla situazione reale; ci accorgiamo che la relazione con il malato è più semplice di quello che immaginavamo. Ad esempio può essere molto gradita la semplice presenza amichevole, la partecipazione affettuosa fatta di sguardi e di piccoli gesti, senza bisogno di tante parole. Abbiamo anche l'esperienza di persone nella sofferenza che hanno trasmesso coraggio a noi. Sì, accade che il più debole nel fisico – ma non nello spirito - sostenga chi è più forte nel corpo, ma meno nello spirito.


Chi per professione si occupa di malati gravi, ci suggerisce alcuni comportamenti da mettere in atto nella relazione con chi si trova nella sofferenza. Siamo preoccupati per la malattia, ma dobbiamo evitare di farlo pesare sull'altro. La disponibilità all'ascolto e al servizio è molto utile, senza però scivolare nell'invadenza. Si aiuta quando è opportuno e quando è gradito dall'altro e nel modo suggerito dal personale medico, con cui bisogna collaborare attivamente.
«Bisogna saper individuare i bisogni del malato e cercare le risorse per rispondere. Stargli accanto, esprimendo affetto — spiega Angela Tenore, psicoterapeuta della Fondazione nazionale Gigi Ghirotti, che si occupa di malati terminali — organizzarsi per non farlo sentire mai solo e mantenere viva la speranza per il futuro. È anche necessario ascoltare con interesse quanto la persona malata dice di sé». "Bisogna tenere presente le caratteristiche di chi ci sta di fronte — consiglia Umberto Veronesi, direttore scientifico dell'Istituto di oncologia di Milano —. La gravità di ogni malattia, infatti, dipende anche dal vissuto del malato e dalle sue caratteristiche psicologiche». (Parole, attenzioni e gesti per dare conforto all'amico malato, di V. Pini, La Repubblica, 02.07.2013).
Occorre empatia, cercare di identificarsi con i sentimenti e le emozioni dell'altro, senza lasciarsene coinvolgere, creando una sorta di comunione affettiva.
Questa facilita anche la comunicazione al malato di informazioni sul suo stato di salute, anche quando le novità non sono buone. A volte le famiglie preferirebbero nascondere la verità al proprio caro, ma lui ha diritto di sentirsela dire, per poter vivere la sua situazione con consapevolezza e libertà. Il che non equivale a esprimersi freddamente, senza tatto. Il modo in cui si comunica fa la differenza.
«Sono convinto che il paziente debba sempre sapere la verità: è un suo diritto fondamentale — afferma Veronesi —. Il medico, nel comunicarla, dovrebbe cercare di ispirare fiducia nel malato e mantenere il giusto equilibrio tra obiettività della scienza ed empatia della cura, entrambe imprescindibili per ottenere la massima efficacia della terapia» (Fonte: articolo citato).

La redazione

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  • Sottotitolo: E’ molto utile la disponibilità all’ascolto e al servizio. Stargli accanto con affetto e non farlo sentire mai solo

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Lunedì, 18/12/2017

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