Dedicare tempo ai figli: conta la qualità o la quantità?

“Spesso parliamo del tempo: di quantità o di qualità, - scrive  Maria Rita Parsi, psicoterapeuta -, siamo sempre alla rincorsa dell’equilibrio perfetto, tra i doveri, gli impegni, un esercizio in cui le donne eccellono, funamboliche equilibriste, sospese tra casa, lavoro, famiglia e quando si può…sé stesse.

Non è vero che, del tempo che si passa con i propri figli, quel che conta sia, sempre e soltanto, la qualità.

Quel che conta, invece, io credo, è poter passare più tempo possibile con loro senza volere, però, nel contempo, fare altre mille cose.

Se si vuole veramente stare con i figli, sarebbe opportuno, ad esempio, giocare con loro, anzitutto con i più piccoli, fare passeggiate, dialogare, e, soprattutto, ascoltarli”.

“Una volta pensavo che, in certi casi, la qualità poteva supplire alla quantità di tempo dedicato – ci scrive un papà e nonno -, ma ora sono convinto che  nei confronti di figli e nipoti il ragionamento non calza. E' la quantità di tempo "sprecata" con loro che marcherà la qualità della relazione”. 

 

Mi raccontava una madre di quattro figli, ormai cresciuti, che aveva trascorso molti pomeriggi, molte ore, stirando, sbrigando le faccende domestiche mentre i ragazzi facevano i compiti ed erano a tiro di voce e di ascolto. Ogni tanto loro interrompevano lo studio e raccontavano qualcosa alla madre, anche  fatti o idee poco importanti o molto ingenui per  un adulto, ma lei ascoltava sempre con interesse. Diceva la sua discretamente, senza mai giudicare i figli. Così la conversazione è proseguita per anni. E i risultati si sono visti, anche a distanza di tempo. Sì, vale veramente la spesa sprecare tempo con loro.

Ma non sempre e non per tutti è possibile. “Andate a dire a una mamma che esce di casa alle sette del mattino e rientra alle sette o alle otto di sera che, l’importante, è la quantità di tempo che trascorre col proprio figliolo. Vi spara! Allora, ditele di non pensare subito, appena messo piede in casa, alla cena da preparare, ai letti da rifare, al bagno da pulire e ai vestiti in lavatrice da stendere. Ditele di giocare (bene e con impegno) per almeno venti minuti col marmocchio. Che quello che conta è la qualità del tempo che trascorre con lui, mica la quantità. Ditele poi, dopo tutto questo, che deve anche pensare un po’ a se stessa, al rapporto di coppia e a essere una donna a tutti gli effetti. Perché il bimbo percepisce i suoi stati d’animo e se sente che è contenta, serena e rilassata, sta meglio anche lui. Potrebbe anche mandarvi a quel paese”. (Antonella Pfeiffer,  mamma blogger, http://www.lavocedellemamme.it/).

Quindi, meglio la qualità o la quantità? Forse non è questa la domanda giusta. Piuttosto domandarsi come possiamo prenderci maggior cura dei figli, che certamente richiedono tempo. Se l’obiettivo è quello di voler loro più bene, non solo, ma anche che i figli se ne rendano conto, la questione tempo sarà gestita di volta in volta in relazione alle situazioni in cui ci troviamo.

Prendersi cura, avere a cuore significa avere il coraggio di lasciare quello che stiamo facendo per consolare il figlio demoralizzato per un insuccesso scolastico, “esserci” quando è necessario, parlare quando è il momento, tacere quando è consigliabile, sottolineare un successo, fare insieme una riparazione in casa (anche se preferiremmo farla da soli), scambiarsi opinioni sulle notizie trasmesse, commentare il nuovo look dei figli in modo simpatico e non giudicante.

 

Marco Manica

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  • Sottotitolo: Saper “sprecare” tempo con i figli. Cogliere piccole occasioni per far sentire che “ci siamo”

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Sabato, 21/10/2017

Ultimo aggiornamento03:21:24 AM

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