A ogni età il suo capriccio

Siamo giunti al vivo della questione. Se mi avete seguito nei precedenti interventi, avrete colto alcuni suggerimenti per entrare nelle turbolenze relazionali con qualche strumento di navigazione in più.

Oggi intendo parlarvi dei piccoli conflitti che si accendono tra genitori e bimbi nella prima infanzia; di quei “capricci” che esasperano gli adulti -se non ben intesi-, appesantiscono la convivenza familiare- se appaiono ingestibili-, fanno volare parole forti e forse anche qualche scapaccione, chiaro segno d’impoverimento della relazione.

Ora estraggo una formula magica dal cappello: il primo passo per trasformare le difficoltà in opportunità di crescita è conoscere cosa pensano e sentono i bambini di questa fascia di età.

Faccio riferimento al mio primo intervento in questa rubrica in cui individuo i genitori come primissima ed insostituibile sorgente di protezione fisica ed affettiva e organizzatori di punti di riferimento, tali da rifornire il piccolo d’uomo di un senso di sicurezza ed autonomia che lo accompagni lungo il suo percorso di vita. 

Paradossalmente, se la “danza relazionale” adulto-bambino è armoniosa e buona, si evidenziano nei piccoli alcuni comportamenti che possono apparire problematici, mentre segnalano dei punti di svolta nella crescita in direzione positiva. L’esserne a conoscenza protegge il clima familiare da scompigli inattesi.

 La prima avvisaglia appare intorno al nono mese: è la così detta “paura dell’estraneo”. Manifesta l’orientamento di preferenza per persone che costantemente si prendono cura del piccolo e la differenziazione da altre più periferiche. È così che, ad esempio, le braccia dei nonni, fino a poco tempo prima indifferentemente accettate, possono essere rifiutate senza apparente motivo. Dunque, se letta con la dovuta consapevolezza, questa piccola ribellione sarà colta in tutta la sua valenza positiva, senza risentimenti o imbarazzo, nel rispetto di ciò che il bimbo con quel rifiuto esprime: un buon attaccamento.

Un altro passaggio delicato, che offre opportunità di crescita per i piccoli e per chi se ne prende cura, avviene intorno ai 15 mesi (ma si ripeterà ogniqualvolta fragilità, stress, malattia faranno capolino nella sua vita). È la “fase del riavvicinamento”. Il nostro piccolo esploratore si percepisce differenziato dalla madre e coglie tutta la sua piccolezza e fragilità a fronte di un mondo grande, sconosciuto e per ciò stesso vissuto come pericoloso. E quale può essere il suo comportamento se non quello di correre a fare rifornimento da quelle pompe di sicurezza che sono i suoi genitori segnalando, anche con il pianto se necessario, il suo bisogno di maggior attenzione e sostegno? La transizione è delicata perché è funzionale allo sviluppo psichico-relazionale del figlio che la madre controlli il nervosismo e l’insofferenza di una rinnovata stretta vicinanza, che sembra rubare spazio a una libertà di movimento appena riconquistata, accettando il bisogno di dipendenza di quell’essere indifeso. Sarà, allora, impresa congiunta di equilibrismo di entrambi i genitori conciliare equamente le esigenze personali e di coppia con quelle del piccolo assetato di rassicurazione e vicinanza, tenendo presente che è una fase passeggera. Un “plus” di vicinanza ora va a beneficio di una sua più solida autonomia futura!

Se la coppia genitoriale supera questi scogli relazionali riconoscendo reciprocamente e fortificando le competenze, sarà in grado di navigare le rapide quando manifesta con i “NO” il sano bisogno di trovare un modo tutto suo di stare al mondo: è la fase della differenziazione-individuazione. Egli cerca una risposta di forte e benevolo incoraggiamento all’esplorazione dell’ambiente, ma soprattutto del mondo emotivo-affettivo, un solido contenimento benevolo alle sue rabbie e alle sue paure. E allora, perché non fare il tifo per questi suoi tentativi seppur maldestri di essere se stesso?

A questo punto un tocco di bacchetta magica e il gioco è fatto. Quando vi sentite sfidati, o frustrati dalla sua disobbedienza, o sfiniti da richieste cui non vorreste cedere, prima di capitolate e di uscire dai gangheri, provate a vedere la scena come se foste dietro una cinepresa. Scorrete i fotogrammi fino al suo 25° compleanno. Con quali caratteristiche desiderate vederlo? E quale relazione vorreste aver instaurato? Poi riflettete se il vostro modo di affrontare i “capricci”di oggi lo aiuta a raggiungere gli obiettivi a lungo termine che desiderate per lui. Se, onestamente, riconoscete che no, cambiate comportamento!

Vi assicuro che la diversa prospettiva da cui osserverete la scena aprirà soluzioni creative agli eventi contingenti, la tensione si scioglierà quasi magicamente e le sfide quotidiane troveranno soluzione adeguata.

E ora tocca a voi far pratica. Come ben sanno i maghi esperti, qualsiasi magia, per riuscire, richiede un luuuungo allenamento!

E… se vi sembra che la bacchetta non funzioni o vi sorgono dubbi su come usarla, scrivete! Vi risponderò.

Giovanna Ferrari

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  • Sottotitolo: Come diventare maghi delle relazioni

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Domenica, 17/12/2017

Ultimo aggiornamento03:21:24 AM

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