Competenza emozionale e conflitti

Ciò che spesso esaspera il conflitto e lo fa deviare dal suo corso benigno è il turbinio delle emozioni quando entrano nella relazione in modo caotico e distruttivo. Per lungo tempo le povere emozioni hanno subito un massiccio tentativo di soppressione e di esclusione dagli scenari relazionali ed educativi perché ritenute la causa dei conflitti, con risultati tutt’altro che soddisfacenti. Non sono le emozioni in sé a scatenare l’escalation negativa, ma l’incapacità dei contendenti a gestirle, utilizzandone la portata trasformativa.

Le emozioni ci guidano alla scoperta del profondo attivando risposte corporee automatiche che rilevano, con intensità proporzionale all’interesse provocato dallo stimolo, il nostro grado di coinvolgimento e la sua direzione nel verso della piacevolezza o spiacevolezza. Alcuni possono aver imparato che l’intensità emotiva non sia tollerata e quindi incontrollabile e cattiva; da evitare.  Al contrario gli stati emotivi sono esperienze complesse, per lo più inconsce e innate, fondamentali a un buon adattamento all’ambiente. Segnalano una minaccia per l’incolumità fisica o psichica da cui fuggire (la paura, l’ansia); oppure evidenziano danni che sono percepiti come ingiusti, da aggredire (la rabbia), o qualcosa di repellente da evitare (il disgusto), o “oggetti” affettivi che vengono a mancare (la tristezza), o, infine, qualcosa che fa star bene, da ricercare (la gioia). Quando percepiamo una presenza minacciosa un brivido corre lungo la schiena, ci paralizza o ci fa ritrarre. Qualcuno contrasta obiettivi a noi apparentemente vitali? Il comportamento si orienta all’attacco: il calore sale alla testa, le mascelle e i pugni si serrano. Perdiamo una persona cara? Perdiamo energia e le lacrime scorrono irrefrenabili. Nelle prime fasi dell’innamoramento si crea un’attesa impaziente.

Le esperienze collegate all’espressione degli stati emotivi e al fatto che altri siano in grado di accogliere quei segnali e di rispondere in maniera adeguata consentono al bambino non solo di sentirsi bene, ma gli assicura uno sviluppo normale. I genitori che incoraggiano e affiancano i propri figli nell’esplorazione di risposte emotive in situazioni sconosciute li aiutano a incrementare la capacità di navigare con sicurezza anche in acque turbolente.

Se è vero che le mappe di riferimento frutto delle nostre caratteristiche ed esperienze influenzano le nostre emozioni e, di conseguenza, i nostri comportamenti è altrettanto vero che le emozioni influenzano i processi percettivi e il ragionamento astratto.

Propongo spesso questo esempio estremo perché immediatamente comprensibile.  Avete mai avuto a che fare con un bambino che ha subito ripetute percosse? Se un adulto tende la mano per accarezzarlo, immancabilmente egli alzerà il braccio per difendersi, interpretando il gesto come una minaccia. La paura ingigantisce le ombre e distorce le luci facendo apparire mostri anche dove non ce ne sono. Il bambino per paura continuerà a porsi nelle relazioni con modalità difensive, allenando sempre più “i muscoli”, virtuali – sopraffazione verbale, denigrazioni, insulti – oppure reali – violenza fisica-; a meno che non abbia l’occasione di incrociare nella sua storia relazionale un personaggio coraggioso e competente disposto a riconoscere e accettare gli stati emozionali senza lasciarsi travolgere e a “farci un pensiero”. Sopprimere o ignorare i moti emotivi propri – e di conseguenza altrui- significa congelare le relazioni accettando, in modo riduttivo, di esprimersi solo in “sfumature” mono-tono quando la tavolozza emotiva offre in esclusiva alla specie umana modulazioni cromatiche in pratica illimitate. Il rischio è che sentimenti tenuti troppo a lungo esclusi dalla consapevolezza rientrino, in momenti di particolare tensione, in scena colorandola di tinte fosche in una escalation incontrollabile.

La competenza emotiva si basa principalmente sulla gestione delle reazioni emozionali e può essere allenata con un pizzico di creatività. Un ruolo fondamentale è giocato dal riconoscimento degli stati emotivi propri e altrui e quindi da un’appropriata considerazione di bisogni e sentimenti. Un ulteriore sta nell’aver presente l’importanza delle valutazioni personali sull’innesco di specifiche reazioni emotive e comportamentali

Vi propongo un gioco. I partecipanti possono essere singoli o coppie che si conoscono da qualche tempo. Può essere utilizzato anche tra i banchi, purché mantenga una connotazione non didattica. Compilate un foglio per ciascuna emozione. Prendete carta e penna e scrivete: 

QUANDO MI ARRABBIO – sono triste – provo paura - IO …. (situazioni; percezioni; sensazioni; pensieri; come lo esprimo: verbale, non verbale, somatico)

VA A FINIRE CHE… (il comportamento abituale)

COSA FARE PER STARE MEGLIO …(strategie adottate da me, suggerimenti alle persone vicine) 

COSE DA NON FARE ASSOLUTAMENTE …

Ora, se siete in coppia, provate a farlo a specchio e poi confrontate le risposte. Sarà un buon test della vostra capacità di “leggere” l’altro e un’occasione per capire se lasciate trapelare con difficoltà i sentimenti.

Buon allenamento!

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  • Sottotitolo: Allenarla è un gioco!

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Mercoledì, 18/10/2017

Ultimo aggiornamento03:21:24 AM

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