Maschi e femmine si nasce o si diventa?

Leggo sul quotidiano locale che i gestori di una scuola materna svedese hanno deciso, in nome di una totale uguaglianza tra i due sessi, di non distinguere più i bambini come maschi o femmine, arrivando alla conseguenza estrema di non usare nemmeno più i pronomi “lui” o “lei”, ma il pronome neutro. La speranza è che in questo modo tutti abbiano l’opportunità di essere ciò che vogliono, senza influenze esterne, e vengano eliminati sul nascere i conflitti di genere.
Alla base di questa scelta, c’è la convinzione che non esista un "proprio” maschile o femminile nei comportamenti e nelle abitudini di vita, ma si diventi uomini o donne per condizionamento sociale.
E’ evidente che la conquista di una chiara identità sessuale è un compito fondamentale che ogni individuo deve compiere per poter vivere una vita serena. Questo è un processo che a 3 anni in genere è già svolto: a quest’età, ogni bambino sa dire se è maschio o femmina.


Sappiamo che la formazione dell’identità sessuale è il risultato dell’integrazione di tre fenomeni:

  • Corporei
    La sessualità inizia nell’istante stesso del concepimento, a seconda della presenza del cromosoma X o Y: questi formano l’ovaio o il testicolo e la relativa produzione ormonale (estrogeni o testosterone). Come conseguenza, si struttura in modo femminile o maschile dapprima l’apparato genitale e, con la pubertà, tutto il corpo, compreso il cervello. 
  • Psicologici
    Il bambino arriva all’autoattribuzione dell’identità sessuale attraverso l’imitazione, con cui ripete i gesti degli adulti, e l’identificazione, che avviene perché, spinto dal legame emotivo creato con l’adulto, vuole essere come lui. 
  • Culturali
    La società in cui vive spinge e abitua il bambino ad assumere ruoli sociali distinti, influenzandolo. L’ambiente familiare, in cui sono presenti una mamma ed un papà con caratteristiche, temperamento, abitudini e ruoli diversi favorisce certamente un certo condizionamento in questo campo, che però è anche positivo poiché aiuta il bambino a definire se stesso.

Compito fondamentale dei genitori e degli educatori è quello di avviare il bambino alla conquista della sua identità sessuale, riconoscendo che non nasciamo “neutri”, ma differenti. La differenza va promossa come un valore e non nascosta, perché una cosa è la sacrosanta pari dignità dei sessi, altro l’indifferenza confusa. 

Paola Veronesi

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  • Sottotitolo: Avviare il bambino alla conquista della sua identità sessuale. Non nasciamo “neutri”, ma differenti

2 comments

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    Giovanni Lunedì, 04 Febbraio 2013 20:09
    Penso sia opportuno affrontare in maniera esplicita tali tematiche, affinché non diventino problematiche. Non credo che servano crociate per far emergere la propria idea, occorre fare cultura e quindi benvengano opinioni di professionisti in grado di dare un equilibrato contributo! La differenza tra parametri corporei, psicologici e culturali sia una buona fase di partenza, occorre, pertanto, capire in che modo affrontare "le differenze" creando contesti di accoglienza per affrontare le differenze, evitando colpevolizzazioni ed emarginazioni. Occorre un sistema socio-sanitario impeccabile!
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    Michael DallAgnello Lunedì, 04 Febbraio 2013 12:41
    Bello e vero!
    Da divulgare!

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