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Il conflitto questo conosciutissimo sconosciuto

Quante volte ci siamo trovati nella turbolenza di un conflitto? Penso molte. E dunque lo conosciamo bene.
Eppure negli incontri su questo tema, con genitori, insegnanti, coppie, ragazzi, quando chiedo in apertura che cosa significhi per loro il termine "conflitto" ottengo risposte molteplici che si condensano, tuttavia, in alcuni punti focali che rivelano posizioni culturali diffuse e contrastanti modalità personali di vivere le relazioni.


Il litigio è da molti considerato una sofferenza inutile, un'interferenza rispetto all'obiettivo da raggiungere, educativo, personale o sociale che sia, e di conseguenza un evento da evitare e da contrastare con ogni mezzo. Dalla negazione: "Siamo una famiglia-gruppo-società felice perché non ci arrabbiamo mai tra noi"; alla fuga: "A fronte di contrasti vivaci taccio per il quieto vivere"; fino all'azzeramento-sopraffazione: "Non ci sono scontri perché si fa solo come dico io!".
Alla base di queste posizioni si celano alcuni "miti": un malinteso pacifismo che sovrappone i concetti di guerra, violenza a conflitto; la concezione di alcune aree cattoliche che vedono amore e conflitto come reciprocamente escludentesi; un'iper-idealizzazione illusoria della funzione materna come "albero grande che si spoglia completamente" pur di rendere il bimbo felice, destinata inevitabilmente a condurre a frustrazione e in definitiva a una malcelata ostilità verso il "prodotto ingrato" se restituisce con l'opposizione un'immagine non adeguata della mamma; infine un'errata assimilazione del termine "differenza" a quello di "non uguale dignità" che tende ad azzerare la molteplicità, ad appiattire la multiforme ricchezza identitaria precludendo la differenziazione.
L'alternativa è cambiare prospettiva. La situazione di conflitto è quella in cui alcuni bisogni, aspirazioni, motivazioni sono contrastanti. E' un fenomeno pervasivo nell'esperienza umana e i possibili contrasti che coinvolgono gli esseri umani sono pressoché infiniti. La connotazione positiva o negativa non risiede nel conflitto in sé, ma nella capacità o meno di trovare strade adeguate perché l'esito non sia distruttivo.
Lo stare nei conflitti è un modo "rischioso" di stare in relazione, rivela le nostre motivazioni, i nostri sentimenti ed emozioni. Se si raccoglie la sfida e s'impara a gestirne le dinamiche senza lasciarsene sopraffare, si rivela un'esperienza di estrema ricchezza, un motore di crescita personale in cui far maturare la capacità di conoscenza di sé, delle proprie possibilità e dei propri limiti, di imparare qualcosa degli altri.
È necessario chiedersi in quali circostanze è più probabile che possa divenire risorsa trasformativa con direzione positiva.
Ma è risposta complessa che occuperà lo spazio dei prossimi approfondimenti.

Giovanna Ferrari

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  • Sottotitolo: Potenziale costruttivo o distruttivo?

2 comments

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    Giovanna Ferrari Martedì, 04 Dicembre 2012 14:35
    … grazie Enrico della tua attenzione e... della tua attesa! Attività poco praticata e quanto mai necessaria per allestire uno spazio di comunicazione costruttiva. A presto
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    enrico Sabato, 03 Novembre 2012 01:06
    Argomento realmente molto interessante, soprattutto con i figli in eta pre/adolescenziale. Attendo volentieri il proseguo.
    Grazie

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Domenica, 17/12/2017

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