Adolescenti: se serve lo psicologo, meglio con mamma e papà

"Qui occorre lo psicologo!". In certi casi è un modo sbrigativo per non affrontare direttamente i problemi e le situazioni che presentano i figli adolescenti. I genitori dispongono di molte risorse inesplorate e inespresse che è bene scoprire. Sono omologati dalla natura per essere i primi educatori dei figli, anche se questo non li esime dallo studio, dal confronto con l'esperienza altrui, dalla richiesta di consigli.
In determinati casi, tuttavia, i genitori da soli non ce la fanno e l'intervento di uno specialista è una mossa prudente per sbloccare una situazione o ricevere degli input per procedere in famiglia con più elementi di giudizio.

In questi casi teniamo presente che l'esperienza ha insegnato che "gli adolescenti di età compresa fra i 14 e i 19 anni – afferma lo psicoterapeuta Gustavo Pietropolli Charmet - sono più motivati a stabilire l'alleanza di lavoro se verificano che ci occupiamo anche della loro mamma e del loro papà, e si sentono mortificati se ci diamo per vinti e rinunciamo all'impresa limitandoci a parlare solo con loro". E' una delusione per i ragazzi quando verificano che i genitori non sono disponibili a coinvolgersi nella ricerca di una soluzione condivisa. "Succede di rado, ma quando il coinvolgimento fallisce, si comincia la consultazione malconci; si capisce fin dall'inizio che comunque vada a finire né la madre né il padre modificheranno il loro modo di pensare e reagire. Si dovrà procedere senza alcuna speranza di aiutarli a cambiare: non è una buona prospettiva per i ragazzi ai quali piacerebbe che i genitori condividessero la fatica di capire".
Charmet afferma che è opportuno insistere e cercare di sensibilizzare all'intervento terapeutico ambedue i genitori.
Tuttavia la realtà e la storia di una famiglia riservano a volte buone sorprese, a dispetto anche di previsioni pessimistiche. Le interazioni all'interno della famiglia, la buona volontà dei singoli, i doni naturali messi maggiormente in gioco conducono ad esiti positivi inattesi anche senza aiuti esterni alla famiglia. "Ad anni di distanza – commenta Charmet -, siamo venuti a conoscenza di cambiamenti evolutivi importanti nei rapporti tra madre, padre e figlio occorsi senza nessun contributo da parte nostra, anzi, nonostante il nostro disfattismo dimostrato all'epoca della consultazione.

Dopo anni di pratica clinica realizzata in base alla convinzione che sia necessario coinvolgere la madre e il padre sia nella consultazione sia nel lavoro clinico di lunga durata con l'adolescente, ci sembra di poter sostenere che tutti e tre i protagonisti hanno buoni motivi per collaborare all'instaurarsi di un setting che coinvolga tutti e a conservarlo nel tempo, a volte anche più di quello previsto all'inizio del lavoro clinico".
(Fonte: Gustavo Pietropolli Charmet, Il lavoro clinico con la madre e il padre, in Il sostegno alla genitorialità, a cura di Francesca Mazzucchelli, RCS Media Group, 2012, pp 169-170).

Marco Manica

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  • Sottotitolo: Gustavo Pietropolli Charmet, psicoterapeuta: l'esperienza insegna che gli adolescenti sono più motivati a farsi aiutare da uno specialista se anche i genitori si sottopongono alla terapia

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Domenica, 17/12/2017

Ultimo aggiornamento03:21:24 AM

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