La favola è rumore

Vuoi mettere una bella storia raccontata dalla viva voce di mamma, di papà? Non è letta con la dizione e le intonazioni di un attore, però è una parola viva, il timbro è famigliare, c'è il contatto fisico con i genitori. Una registrazione, una fiaba vista e ascoltata in DVD, avrà pure molti arricchimenti tecnici, ma è impersonale. Non sarà sempre possibile, però trovare ogni tanto del tempo per raccontare o leggere qualcosa di bello ai bambini, è un'occasione in più per stare con loro e per metterli in contatto con il libro: un po' alla volta ci prendono confidenza.


«Il fatto è che la favola è un oggetto anomalo: per vivere ha bisogno di calore umano - ragiona Roberto Piumini, scrittore raffinato di storie, filastrocche, canzoni, testi teatrali per l' infanzia -. Passare dall' amoroso balbettio di una mamma alla gelida parlantina di una anonima affabulatrice, per un bambino è un salto brutale. La fiaba è il nostro primo rumore affettivo. I suoi tratti cardine sono l' oralità e la corporeità. Per funzionare deve essere narrata e il narratore deve essere lì, presente e palpitante. Pronto a farsi da tramite delle emozioni, a enfatizzarle o smorzarle a seconda dello stato d' animo del piccino in ascolto. Che, prima ancora di intenderne le parole, ne percepisce il suono. E se la voce gli è familiare, di una persona cara, ecco che la fiaba diventa per lui la prima proposta di senso».

Giuseppina Manin, Corriere della Sera, 09.06.2012

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  • Sottotitolo: È il nostro primo «suono affettivo» e per funzionare deve essere raccontata (non ascoltata con l'iPad o l'mp3)

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