L'italiano in famiglia

Resilienza: resistere agli eventi avversi

Resilienza è la capacità di un materiale di resistere a urti improvvisi senza spezzarsi (Il Nuovo Zingarelli, ed. Zanichelli). E anche, per analogia, applicato alle persone, nel senso di reagire in modo costruttivo ad eventi traumatici. Un esempio è descritto da uno psicologo che assiste le persone colpite dal sisma in Emilia Romagna. ''Rivivere scosse di pari entità e a breve tempo da un primo forte sisma fa pensare: 'non finisce più'. Per qualcuno c'è stata un'accentuazione dell'ansia, ma non c'è né scoramento né rassegnazione. Se dovessi descrivere l'atteggiamento degli sfollati che sono ospiti qua userei un termine tecnico, resilienza, cioè la capacità di resistere agli eventi avversi''. (Il Resto del Carlino, 04.06.12).


Il monitor, suggeritore quotidiano

Il monitor è l'utile collaboratore della nostra vita quotidiana. Nei lavori di casa, nel divertimento, nelle relazioni sociali, nel lavoro professionale ci suggerisce le informazioni per sapere e per come muoverci. Sembra una parola di origine inglese, ma in realtà è latina, significa "persona che dà indicazioni ". Nell'antica Roma si chiamavano così i suggeritori teatrali. Oggi le istruzioni dei nostri apparecchi compaiono su uno schermo, da quello della lavatrice a quello del telefono. Il significato antico, quindi, rimane intatto: un monitor - un suggeritore - che ci comunica che cosa fare, dove andare, a chi rispondere. (Fonte: Alessandro Masi, Parole ritrovate "Non sai come cavartela? Guarda il monitor", Corriere della Sera - Sette, 01. 06. 2012).


La meravigliosa vita della punteggiatura

Questo è il punto. Istruzioni per l' uso della punteggiatura (Laterza), un libro nel quale Francesca Serafini – italianista e saggista – presenta una bussola per orientarsi nello strumentario espressivo della punteggiatura.

L'autrice incoraggia a intrattenere con ogni segno un rapporto al contempo consapevole e affettivo: a diventare, cioè, autori delle proprie scelte di punteggiatura. Per esempio a riconoscere i due punti non solo come varco d' ingresso a un' elencazione ma anche come il segnale di un impulso della frase a fuggire in avanti, oppure a sentire le parentesi emblematiche di quel bisogno della lingua di precisare se stessa, le virgole come il segno che nel non volersi assumere la responsabilità di chiudere il discorso preferendo procrastinare la fine rivela il desiderio della frase di durare per più tempo possibile; e ancora il saggio di Serafini induce a riconoscere la capacità dei tre puntini di calibrare dissolvenze marcando fisicamente la quota di vuoto presente in ogni testo, così come stimola a essere sobri nell' uso dei punti esclamativi. (Fonte: Giorgio Vasta, La meravigliosa vita della punteggiatura, La Repubblica, 25.05.12).

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Mercoledì, 18/10/2017

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