Parole dal terremoto

Notizie, testimonianze, immagini del sisma in Emilia Romagna ci stanno accompagnando da settimane. Nei lutti, nelle perdite, nel dolore scopriamo anche molto coraggio, voglia di lavorare. Animi che reagiscono alla sventura con fortezza, persone che si soccorrono a vicenda, uomini e donne che accettano la realtà dura con energia e serenità.

Abbiamo raccolto dalla stampa parole che raccontano un po' di questo aspetto vitale e costruttivo dei protagonisti del sisma, in uno scenario che sembrerebbe solo desolante. E' una bell'insegnamento per tutti che ci racconta le capacità nascoste nelle persone, pronte a uscire allo scoperto nei momenti di crisi.


La mia gente concreta, forte e geniale

"Leggo e rileggo gli articoli di inviati speciali che, con un poco di stupore, mettono in luce la forza d' animo e la robustezza del carattere di quella che più che mai sento come la mia gente, che risponde alla tragedia, forse non ancora finita, oltre che con la paura che è logico avere, a anche - come io mi sarei aspettato che reagisse - col pensiero di fondo che si riassume in una frase tante volte ripetuta al cronista turbato: «Cosa vuole che le dica, non ce lo potevamo aspettare, adesso bisogna ricominciare mettendosi al lavoro». (A. Levi, La mia Gente Concreta, Forte e Geniale, Corriere della sera, 01.06.12)  
 

Il sindaco di Novi: "La torre è crollata, ma noi siamo in piedi"

"La scossa non ha fatto del male a nessuno sotto il profilo fisico - ha commentato il sindaco di Novi Luisa Turci - ma ha fatto certamente male alla nostra comunità, perché la torre era il nostro simbolo. Ora cercheremo di trovarne altri. Ma il vero simbolo sono i bambini, i giovani, il significato di una comunità che comunque si ritrova unita e va avanti". (Terremoto, il sindaco di Novi: "La torre è crollata, ma noi siamo in piedi", Il Resto del Carlino, 04.06.12)

 


Marta e Martina, le speaker dodicenni di Radio Immaginaria

Marta e Martina hanno 12 anni e quando la terra ha tremato, lo hanno raccontato da speaker a Radio Immaginaria, la prima webradio realizzata da adolescenti tra gli 11 e i 17 anni, nata nel 2010 e rilanciata dal GR1 Ragazzi di Radio Rai Uno. Solo i ragazzini riescono a spiegare le tragedie in maniera naturale e spontanea: hanno parlato di scosse, danni, sfollati, persone che hanno perso tutto, tendopoli, ambulanze. «Erano le nove e l'aula ha iniziato a tremare — ha raccontato Marta — tutta la scuola ondeggiava e i muri si muovevano». «La paura e la sorpresa sono state forti, ma la scossa non ci ha colti impreparati, sapevamo cosa fare: ci siamo messi tutti sotto i banchi, da lì è stato il finimondo». A istruire i ragazzi la professoressa di scienze, diverse le simulazioni d'emergenza fatte i giorni prima. (Noemi Bicchiarelli, Il Corriere di Bologna, 31.05.12).

 
Il matrimonio al tempo del sisma: all'aperto il fatidico sì

Chiese e strutture inagibili non fermano gli sposi: le nozze si spostano nei parchi pubblici o sotto l'ombra di un tendone. «Noi ci sposiamo lo stesso, vi aspettiamo al parco». Elena e Riccardo (Ferrara), quando tutto per il terremoto sembrava diventato impossibile, hanno avvisato amici e parenti del loro matrimonio. La chiesa di Renazzo è inagibile? L'antica villa per il pranzo pure? Nessun problema, il giorno del fatidico sì verrà celebrato all'aperto, al parco dei Gorghi. 
Ci sono momenti dove il terremoto sembra essere più forte di tutto. Ci può togliere le persone care, la casa, il lavoro, le certezze, ma l'amore no. (Nicola Bianchi, Il Resto del Carlino, 03.06.12).

 
Frasi che lasciano il segno

Di Ettore Guida che fa il capolinea montaggio a Ponte Motta, vicino a Cavezzo.
«Ai cancelli ci hanno dato un foglio che diceva, allo stato presente l'edificio è agibile eccetera. Al presente, che vuol dire? Con la terra che trema tutti i giorni? I periti dicono solo se la fabbrica ha resistito, perché non si chiedono se resisterà anche domani?».
«Siamo in una tenaglia. Se lavori rischi di morire, se non lavori muori di fame. Ti pare una scelta?».
Sai cos'è una zona sismica? Quella dove è già venuto un terremoto, mentre una zona non sismica è quella dove il terremoto deve ancora venire.
E basta anche con la storia della fatalità: «Guarda il fiume. Una piena ti affoga. Il terremoto invece non ti uccide, non lui. Ti uccide il soffitto che cade, e il soffitto non è una fatalità».
Tutta Italia vuole sapere. «Non è vero, fra tre giorni non parlerete più di noi. È andata così anche una settimana fa, se non tornava a tirare e a uccidere restavamo una notizia di quarta categoria, come saremo fra poco».  (Michele Smargiassi, Il capannone senza tetto dell'operaio Ettore, La Repubblica, 01.06.12).

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  • Sottotitolo: Scopriamo coraggio e voglia di lavorare. Animi che reagiscono alla sventura con fortezza, uomini e donne che accettano la realtà dura con energia e serenità

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Sabato, 21/10/2017

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