“E’ mai possibile che un insegnante si permetta questo?!”

Prima media. L'insegnante di lettere riconsegna un tema a Filippo con il testo cancellato in molti punti da segnacci blu lunghi e profondi. Forse ci sono dei pregiudizi nei confronti di quel ragazzo che appartiene a una famiglia ricca, mentre l'insegnante è ideologicamente schierato da un'altra parte.

Il tema finisce nelle mani dei genitori di Filippo, costernato per quel risultato. "E' mai possibile che un insegnante si permetta questo?! Trattare così nostro figlio?!", è il commento della madre in casa. Effettivamente in prima media un insegnante dovrebbe prendersi carico di uno studente che durante la scuola primaria non ha imparato a scrivere in modo competente per la sua età.

La mamma inventa una strategia di attacco all'insegnante. Si fa ricevere da lui il quale lamenta l'incompetenza del figlio e accusa la famiglia perché "evidentemente non offre al ragazzo l'educazione e il sostegno che gli servono per raggiungere risultati sufficienti". "Sono preoccupata per mio figlio – commenta la madre -. Se questi sono i risultati, significa che mio figlio ha problemi seri e quindi lo porterò da uno psicologo e poi le farò sapere l'esito". L'insegnante resta interdetto, è stato preso in contropiede. Passano le settimane, la mamma va a prendere a scuola Filippo, incrocia da lontano lo sguardo interrogativo dell'insegnante che attende ansioso il responso dello psicologo. La mamma si sente soddisfatta di tenere sulle spine l'insegnante. Passa qualche mese e la mamma va a trovare l'insegnante. "Il risultato è questo, professore, che dallo psicologo ci deve andare lei, non mio figlio". La madre ha avuto una bella soddisfazione e, a distanza di anni, di molti anni, ancora si ricorda di quell'evento dopo il quale ha voluto cancellare il nome di quell'insegnante anche dalla sua rubrica.

Questi sono i fatti, realmente accaduti. Non si potrebbero evitare o perlomeno ridimensionare questi conflitti inutili, le successive ritorsioni, rivendicazioni, vendette per settimane, mesi e anni?

"La comunicazione è una risorsa quotidiana, che ha in sé i semi per far germogliare nella vita di tutti giorni sicurezza, forza d'animo, competenza e favorisce il raggiungimento dei nostri scopi.

La comunicazione ci aiuta a definire chi siamo, a riconoscere la nostra identità, ci offre la possibilità di capire chi abbiamo di fronte. È una rivelazione verbale e non verbale di come siamo in questo preciso momento: è narrazione di sé, del proprio gruppo, della propria cultura.

La comunicazione sensata e mirata tende a un nostro costante miglioramento, ci apre alla relazione, ci fa comprendere l'altro, favorisce la soluzione di problemi e il prendere decisioni." (M. Menditto, Comunicazione e relazione, Erickson, p. 59)

Una comunicazione sana avrebbe evitato o perlomeno limitato i problemi emersi nella storia raccontata.

L'insegnante avrebbe potuto rielaborare il suo eventuale disappunto nei confronti del ragazzo ed esaminarne le originarie radici. Avrebbe potuto commentare per scritto in modo comprensibile e rispettoso per il ragazzo le carenze riscontrate nel suo tema, fornendo poi a voce delle spiegazioni che avrebbero diminuito l'impatto emotivo negativo di una fredda e muta riconsegna di un compito svolto, tutto segnato da cancellazioni del testo originale. Il risentimento della madre avrebbe potuto sfociare in un incontro faccia a faccia con l'insegnante in cui esprimere il suo effettivo pensiero e le sue reazioni a quell'evento, il che avrebbe probabilmente riavvicinato l'insegnante alla realtà dei fatti, anziché restare ancorato ai suoi pregiudizi.

Un dialogo che forse avrebbe dato inizio a una relazione migliore. L'avvicinamento tra due persone in conflitto, anche se può costare un certo stress emotivo, può ridurre i fantasmi dell'immaginazione e dei pregiudizi. Una rottura totale con una persona, una chiusura totale ritenuta definitiva da una parte o da entrambe le parti, indica il desiderio di fuga dalla realtà. Accogliamo invece la convinzione che la vita e ogni persona cambino continuamente e quindi sia sempre aperta la possibilità di migliorare, in qualsiasi situazione, quando una persona è libera. Invece i nostri ricordi, i nostri pregiudizi sono immagini fisse che si pietrificano col tempo e non corrispondono più alla realtà dell'oggi, completamente trasformata.

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  • Sottotitolo: Incomprensioni e attriti tra famiglia e scuola. Trasparenza e dialogo per venirne fuori

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Lunedì, 11/12/2017

Ultimo aggiornamento03:21:24 AM

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