Far pace con il passato, con noi stessi e con chi ci ha fatto sentire feriti

“Nel campo delle relazioni umane si può sempre cambiare rotta, si può sempre ricominciare, e nessuna vicenda del passato, per quanto dolorosa e difficile, costituisce di per sé un'ipoteca definitiva sul futuro. Tutto dipende da che cosa possiamo imparare a farne”. (M. Ceriotti Migliarese, La Famiglia imperfetta, ARES, p. 39).

Che cosa posso fare di un ricordo spiacevole che si ripresenta alla mia memoria? Di quella frase che mi ha ferito profondamente? Di un distacco inaspettato e improvviso da parte di una persona amata? E’ la prima domanda da rivolgersi per affrontare in modo realistico una situazione che si presenta dolorosa alla nostra memoria. Non posso fare nulla; è’ più forte di me: possono essere delle risposte. Oppure: Ho la possibilità di agire sul presente, sulla mia immaginazione, posso influire sull’enfasi con cui il pensiero e il ricordo mi rappresentano interiormente quell’evento.

 “Ognuno di noi vive sempre e solo nell'oggi, e il nostro passato può essere ricostruito, ma non modificato. (…). Capire il passato può essere uno strumento preziosissimo se dà il via alla possibilità di scegliere e di agire con più libertà nel presente e nel futuro.
Ciò che rende problematico questo percorso è la difficoltà di “lasciar andare via” il passato, di chiudere con ciò che è già successo che non può essere cambiato. Quello che ci ha fatto soffrire porta infatti con sé un desiderio di risarcimento che non è facile superare. Eppure, è importante capire che ci sono cose che non possono essere risarcite, e che l’ostinarsi a pretendere un risarcimento porta a trascurare e sprecare occasioni buone di vita. (…) L'incapacità di chiudere con il passato si rivela una terribile trappola che rende impossibile godere di un presente certo imperfetto rispetto all'ideale originario, ma concreto, reale e fruibile”. (M. Ceriotti Migliarese, La Famiglia imperfetta, ARES, p. 39-40).
Il dialogo con persone che ci possono ascoltare con competenza e comprendere, ci può aiutare a iniziare un percorso di liberazione dalla dipendenza dalle ferite del passato.
Può servire anche la lettura di libri che analizzino e spieghino questi meccanismi interiori: conoscere meglio il problema ci offre delle possibilità in più di governarlo e superarlo.
Inoltre il riavvicinamento alla persona da cui ci siamo sentiti feriti, può contribuire a ridurre l’intensità delle emozioni spiacevoli. Riavvicinamento progressivo e in tappe che rispettino il nostro livello di maturazione e le nostre capacità emotive effettive. Decidere insomma di “fare il primo passo” verso l’altro. Avvicinarci alla causa del nostro dolore, ci riavvicina alla realtà e ci allontana da un immaginario cupo e pesante che la nostra memoria ha costruito. In un primo momento può sembrare un ostacolo insormontabile, ma gradualmente ci accorgiamo che la paura dell’altro – componente che pure entra in gioco in questi meccanismi – sfuma a poco a poco per dare luogo a una nuova relazione più fluida e pacificata.

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  • Sottotitolo: Il desiderio di essere “risarciti” per torti subiti può togliere la pace e impigliarci in sequenze interminabili di pensieri e emozioni dolorose

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Lunedì, 11/12/2017

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